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IL RETROSCENAAntonio Barillà / TORINO La presentazione della nuova dirigenza - «la miglior squadra che la Juventus in questo momento possa avere» - offre al presidente l'occasione di alzare il velo sul futuro del club. Il rapporto con l'Uefa, in primo luogo, incrinato dal progetto Superlega: «Non abbiamo paura delle minacce - dice Andrea Agnelli - e confidiamo che le azioni legali possano portare a risultati soddisfacenti. Abbiamo ottenuto l'ammissione alla Champions, ma il vero successo sarà quando si tornerà ad avere un dialogo, da parte nostra c'è la volontà. Ceferin rimane il padrino di mia figlia, ha la mia stima e credo che il tempo aggiusterà tutto. Chi lavora nel mondo del business sa cosa significhi firmare un accordo di non divulgazione».Il nuovo ciclo riparte da un aumento di capitale di 400 milioni, di cui si parlerà nel Cda di settembre, inevitabile dopo le perdite riflesso della pandemia «stimate in 320 milioni». Il numero uno bianconero fotografa la crisi del pallone attraverso i dati Uefa, ricorda la necessità di liquidità per 8,5 miliardi per i club di prima divisione, molti a rischio insolvenza, poi spiega: «È importante per la Juventus che i suoi azionisti sostengano la crescita della società, è uno dei punti di forza. Lo dico con orgoglio da presidente, da membro del consiglio e da componente della famiglia. Ci siamo trovati nella tempesta perfetta: dopo 6 anni positivi si decise di fare l'ultimo step di crescita per l'affermazione internazionale, ma appena completato l'aumento di capitale siamo entrati nella pandemia. Improvvisamente ci siamo bloccati e quelle risorse sono servite per ripianare le perdite. Ora questa operazione da 400 milioni deve dare profondo senso di responsabilità a tutti noi su come le risorse verranno utilizzate». Traccia l'obiettivo: «Ritornare dove siamo partiti, con disciplina e ordine. Ritornare ai risultati del ciclo 2013-19, con i fatturati in crescita, cercando di replicare i risultati sportivi che abbiamo avuto in quel momento storico».Maurizio Arrivabene, nuovo ad, è al suo fianco: «Presentarlo è riduttivo, visto il curriculum: conosce la politica sportiva e saprà portare professionalità e managerialità nell'area sportiva». Completano il tavolo Federico Cherubini(«punto di orgoglio perché è il primo manager interamente formato dalla Juventus e ora avrà la responsabilità di tutta la parte sportiva») e Pavel Nedved, vicepresidente confermatissimo. La Juve guarda avanti («Il nostro auspicio è che dalla stagione 22/23 si possa ragionare usciti dalla pandemia») e srotola un progetto tecnico, vidimato da Massimiliano Allegri, imperniato, parole di Cherubini, sulla «valorizzazione del patrimonio umano già a disposizione. Abbiamo un piano progressivo per le stagioni a venire, gli investimenti degli ultimi anni, importanti e mirati, ci mettono nelle condizioni di cominciare anche senza troppi interventi. Siamo convinti di avere ampi margini di crescita sul medio-lungo periodo con quello che abbiamo già. È chiaro che resteremo vigili sul mercato». Arriverà di sicuro un centrocampista centrale (Locatelli prima scelta), un grande centravanti invece solo in caso di addio di Ronaldo: «Ma non abbiamo avuto alcun segnale da parte sua che vada verso un trasferimento, dunque crediamo che possa rimanere: ne siamo molto contenti, è centrale nel progetto». Prioritario il rinnovo di Dybala, su cui si sofferma invece Nedved: «Siamo in costante contatto con lui e col suo procuratore. Sarà uno dei primi a rientrare e parleremo ripartendo da dove eravamo rimasti». Il vicepresidente detta anche la ricetta del nuovo corso: «Disciplina e tanto lavoro per continuare a conquistare titoli». --© RIPRODUZIONE RISERVATA