Stampaggio a caldo tra ripresa e futuro In Canavese metà della produzione d'Italia

Rita Cola / IVREAÈ un settore antico, ma che oggi viaggia tra automazione e robot. In Canavese, la porzione di territorio chiamata la piccola Ruhr si è trasformata, ma non ha perso la solidità della propria tradizione industriale. Anzi. Le aziende si sono ingrandite, trasformate con importanti investimenti in tecnologia che hanno consentito di automatizzare diversi processi e abituate a interagire in un mercato globale. Parliamo dello stampaggio a caldo. Una quarantina sono le aziende in Canavese che, tutte insieme, fanno qualcosa come 3.500 addetti e trasformano un po' più della metà delle tonnellate di acciaio lavorate in tutta Italia, 350mila su 620mila nel 2020, anno difficilissimo cui la pandemia ha provocato un calo medio del 18%, ma con una forte spinta di crescita nell'anno in corso, quantificata in un più 25%. In una parola: ripresa. Ampliando il punto di osservazione, lo stampaggio a caldo canavesano è circa il 10% della produzione europea, il 2,5% di quella mondiale. È un patrimonio importantissimo, di uomini, capitali e competenze non così conosciuto neppure a casa propria.Dino Ruffatto è il direttore generale della A. Benevenuta & C spa, azienda con oltre cent'anni di attività e quattro generazioni susseguite alla guida, oggi con stabilimenti a Forno Canavese, Valperga, Rivara e Cordoba, in Argentina. L'azienda si occupa di stampaggio e di lavorazioni meccaniche. Ruffatto è anche uno dei vicepresidenti di Confindustria Canavese ed è direttore di Unisa, Unione italiana stampatori acciaio, l'associazione che riunisce le aziende italiane operanti nel settore dello stampaggio a caldo. Unisa ha sede a Ivrea, nella casa di Confindustria Canavese di corso Nigra. È tornata in Canavese nel 2015, dopo 15 anni a Milano. Ruffatto è stato un olivettiano che ha viaggiato molto prima di entrare nell'azienda di famiglia. E, dall'osservatorio di Confindustria e Unisa, ha ben chiara la situazione globale. Euroforge monitora la situazione in Europa, l'Italia è il secondo Paese dove si trasforma più acciaio, dietro solo alla Germania. L'anno della pandemia ha fatto piombare il mondo nell'incertezza. «C'è stato un momento in cui non si era in grado di fare previsioni - sottolinea Ruffatto -. Poi le cose sono cambiate e ora il settore sta lavorando a pieno ritmo, soprattutto per quanto riguarda il settore dei veicoli industriali e delle macchine movimento terra». Il report di Euroforge che riporta i dati di Unisa parlano chiaro: meno 20% nel 2020 sul fatturato che è stato 1.329 milioni di euro (e sappiamo che il Canavese vale poco più della metà). Il 2021, però, è in super crescita, con un fatturato stimato con un bel più 33%. A trainare, come detto, veicoli industriali, per l'agricoltura, macchine movimento terra, con una crescita sui vari segmenti che va dal 20 al 28%.Qui, in questa porzione di Canavese, nell'arco di una quindicina di chilometri, sono concentrate la maggior parte delle aziende di stampaggio a caldo. Sono aziende nate e sviluppatesi in un territorio con poche infrastrutture. Se, infatti, dalle aziende canavesane di stampaggio escono vari tipi di pezzi in acciaio che saranno montati in un motore o in un sistema di trasmissione, a destinazione ci arriveranno sopra un camion che ha transitato sulle strade del Canavese, spesso davvero troppo strette. E, prima ancora, sulle stesse strade aveva viaggiato la materia prima e successivamente saranno trasportati, sempre su gomma, gli scarti che torneranno ad essere acciaio in un circolo senza fine. Il tema delle infrastrutture è sempre aperto e Ruffatto sottolinea come le aziende di stampaggio non siano facilmente ricollocabili per la complessità (e il costo elevato) dei propri macchinari.Le aziende dello stampaggio a caldo sono per la quasi totalità piccole e medie imprese con un numero di addetti che varia dai 10 ai 200, a gestione familiare, con radici profonde nel passato e generazioni che, una dopo l'altra, guardano al futuro. «Negli ultimi anni - aggiunge Ruffatto - la trasformazione tecnologica ha riguardato in modo importante le nostre aziende». Automazione, robotica, molti investimenti sono rientrati nell'ambito di Industria 4.0. E anche il personale che lavora nelle aziende è cambiato. L'immaginario dell'addetto allo stampaggio, in piemontese il forgiarun, è legato al ventesimo secolo. Nelle aziende oggi ci sono diplomati, laureati, lavoratori che hanno frequentato corsi professionali. Lo stesso Ciac aveva promosso corsi per costruttori di stampi e servizi di officina e attrezzeria. Anche quando non sviluppano prodotti propri, bisogna che le aziende siano in grado di progettare, prototipare e produrre i componenti richiesti dal mercato e guardano con interesse ai giovani ingegneri laureati al Politecnico. Trovare personale non è semplice. «Crediamo molto nell'importanza di far conoscere le nostre fabbriche aprendole al territorio - osserva Ruffatto - e partecipiamo e promuoviamo tutte le iniziative che coinvolgono i giovani. La nostra azienda ha partecipato agli Open day del Politecnico ed è così, ad esempio, che ha incontrato due giovani ingegnere che ora lavorano da noi. Partecipiamo a Io Lavoro, apriamo la nostra azienda agli stage. Il mondo della fabbrica non è molto conosciuto dagli studenti e dalle loro famiglie ed è importante che il territorio sappia mostrare quali opportunità può offrire perché le occasioni di lavoro ci sono». --