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L'interventoLettera apertaa Nomaglio e AndrateEgregi signori sindaci di Andrate e Nomaglio, abbiamo saputo della vostra giusta preoccupazione per la difficoltà di trovare un segretario comunale e, una volta trovato, di sostenere il relativo costo. Per questo, come Comitato Ami una città, abbiamo deciso di scrivervi questa lettera aperta per condividere con voi qualche spunto di riflessione. Non siete i soli con questo grande problema; i piccoli comuni sono in crisi dato che 1.500 comuni sotto i 3.000 abitanti sono senza segretario comunale. Ma questo è solo un sintomo della difficoltà di erogare servizi adeguati ai cittadini quando le dimensioni sono ormai inadeguate. Temiamo che una visione troppo ideologica delle identità dei piccoli comuni da conservare ad ogni costo abbia fatto trascurare una soluzione a portata di mano: mettervi insieme e formare un unico comune di 800 abitanti, con contributi statali e regionali, risparmi di spese generali e migliore servizio ai vostri cittadini. Le specifiche identità e tradizioni possono essere preservate e, anzi valorizzate, utilizzando gli strumenti statutari e istituzionali previsti dalla legge e da definire in accordo e autonomia tra i comuni che partecipano alla fusione. Perché ad esempio non istituire un Municipio a Andrate e uno a Nomaglio, con rappresentante eletto da ciascuna area e con compito di valorizzare le identità locali mediante un apposito bilancio? Abbiamo esaminato i bilanci di vari comuni fusi e verificato i miglioramenti; i dati sono a vostra disposizione.Perché non imitare quanto hanno fatto in Valchiusella (due fusioni) e nelle valli del Biellese?Troppo semplice? Ma in Italia ormai le fusioni sono oltre 130.Cordiali salutiFrancesco De GiacomiA nome del Comitato AmiunaCittàTrasportiAll'attenzionedi Mario DraghiEsistono regole, e normative, per evitare comportamenti di dubbia dignità per uno Stato civile. Ma non sempre sono applicate. Mi pregio di elencare ruoli e responsabilità all'origine delle tensioni nel settore. Eccoli, punto per punto. Primo: il conducente. È evidente che il conducente del camion ha commesso un grave errore, del quale dovrà rispondere. Forse era legato a orari delle consegne che gli imponevano di trovarsi al punto successivo di carico/scarico, e questo può aver inciso sulla decisione di far procedere il mezzo. Comunque un uomo ha perso la vita e in queste situazioni tutto il reso passa in secondo piano. Secondo: la responsabilità del sindacato autonomo. Tra i corresponsabili a mio avviso c'è il sindacato autonomo che ha indetto lo sciopero a livello nazionale. Ai blocchi a Biandrate c'erano lavoratori provenienti da diverse parti d'Italia e la scelta del sindacato potrebbe anche essere stata volta a ottenere un riconoscimento della propria rappresentatività per competere con i sindacati confederali storici. Mi chiedo se valga la pena mettere a repentaglio l'incolumità delle persone per il riconoscimento di una rappresentatività considerata importante dal sindacato, forse meno dai lavoratori (sembra che gli organizzatori dimentichino che i lavoratori sono forti se uniti e non se divisi). Terzo: la rappresentanza della categoria. Il tema della rappresentanza tocca anche la parte imprenditoriale. Sappiamo che esistono soggetti che con la cooperazione non hanno molto a che vedere. Talvolta queste realtà non rispettano i contratti, gli obblighi contributivi, sottraggono commesse a imprese o cooperative che operano correttamente, sottopagano i soci che, in molti casi, sono reclutati tra gli immigrati. Punto di riferimento per la rappresentanza è l'Albo degli autotrasportatori, parte del dicastero delle Infrastrutture. Per potervi accedere ci vogliono precisi requisiti, che vanno verificati dal Ministero. La rappresentanza, quindi, dovrebbe derivare direttamente dalla presenza o meno delle società nell'Albo, e compito del ministero delle Infrastrutture è quello di verificare. Quarto: il controllo del rispetto delle regole. L'ultimo punto è legato ai controlli, previsti per legge ma poco attuati. Alla luce di tutto questo, forse si dovrebbe pensare di aggiungere alla Mobilità Sostenibile, da tutti condivisa e associata al ministero delle Infrastrutture, anche il termine Sicura. Paolo UggèPresidente ConftrasportoConfcommercioLa memoriaIl cappello magicodegli AlpiniQuando indossi il cappello degli Alpini succede qualcosa di magico, diventi Alpino. E quando un Alpino viene a mancare non è morto, ma è soltanto andato avanti, posando lo zaino. Come diceva un Alpino già da tempo andato avanti del Gruppo, andiamo avanti ogni giorno, con forza e coraggio. Una caratteristica degli Alpini, uno dei nostri motti è quello di "Onorare i morti aiutando i vivi". Faccio questa riflessione dopo la recente dipartita dell'Alpino Antonio. Ogni domenica mattina passo dal Cimitero per onorare le persone che sono andate avanti e ogni volta rimango piacevolmente stupito di quanta gente lo frequenti per visitare i defunti, in qualunque momento dell'orario di apertura e non solo nel mese di novembre tradizionalmente dedicato ai defunti. In un mondo teso a prolungare il più possibile la vita terrena e a migliorarne a qualunque costo la qualità, cercando di ridurre malattie o eventi che possano minarne la durata allo scopo di allontanare il più possibile l'evento finale, si può pensare che recarsi a visitare le tombe dei defunti sia un rituale per non recidere del tutto il cordone ombelicale che ci lega, inconsapevolmente, ai cari con i quali non possiamo più condividere l'esistenza terrena. Oggi partecipare al funerale e poi visitare il defunto al cimitero vuole testimoniare il nostro collegamento al defunto, ma anche al nostro passato vissuto insieme ai nostri cari che non sono più. Le modalità con cui si esprime il culto della morte e dei defunti dipendono dal concetto culturale o religioso di ciò che si ritiene accadere dopo la morte stessa e come i nostri progenitori nel Paleolitico ben 100.000 a.C. mettevano nella tomba oggetti personali come armi e utensili, e oggi anche noi ai nostri morti mettiamo gli oggetti più in uso, come occhiali e per gli Alpini l'amato cappello a corredo funebre come estremo onore per la vita vissuta. Ci piaccia o no, la morte è parte della vita, al pari della nascita, la nascita e morte delimitano la vita, così come l'alba e il tramonto delimitano il giorno, spesso creando somiglianze di colori.Giorgio CorteseFavriaSanitàCampagna vaccinaleda accelerareIsraele e Inghilterra sono due test ground per capire cosa potrà succedere da noi quando la cosiddetta varante delta sarà prevalente, cioè secondo le stime attuali tra circa poco più di due mesi. Fermo restando che i dati sono ancora preliminari, i vaccinati che non hanno completato il ciclo con la seconda dose hanno maggiore possibilità di esserne infettati. Oltre a questo, ovviamente sono sempre molto a rischio anche i non vaccinati. Sebbene i dati di protezione dall'ospedalizzazione pubblicati su oltre 14mila pazienti inducono a un certo ottimismo circa l'efficacia dei vaccini dal punto di vista clinico, in caso di reinfezione rispetto a conseguenze gravi è bene non sottostimare quello che sta accadendo in altri paesi. È assolutamente impellente quindi correre e completare la campagna per farsi trovare coperti dalle vaccinazioni, ma non dipende solo dall'organizzazione logistica regionale e dalle dosi disponibili, ora diventa importante in questa fase convincere anche i tanti adulti piemontesi che non hanno ancora pre-aderito volontariamente alla piattaforma. Senza di loro l'immunità di gregge della platea di cittadini vaccinabili rischiamo di non raggiungerla. La Regione è attenta, anche grazie all'ottimo lavoro della Giunta e dei suoi consulenti e ha già per tempo attivato percorsi su questo tema per mantenere alto il livello testing, il tracciamento e il sequenziamento per stare al passo con gli eventi, avendo tra l'altro un "vantaggio" temporale rispetto a cosa succede all'estero.Alessandro Steccopresidente commissioneregionale sanità