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IVREAUna ventata di storia millenaria ha come contribuito a disperdere l'afa ormai estiva che opprime Ivrea. Nell'ambito delle Giornate europee dell'Archeologia, il museo Garda, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Torino, ha organizzato visite di gruppo guidate al sito dell'anfiteatro romano e della villa suburbana. Dopo un percorso all'interno di ciò che rimane dell'imponente arena, che sorge nella parte est del territorio eporediese, i gruppi sono stati accompagnati al museo cittadino, dove sono conservati arredi e manufatti provenienti da questi resti archeologici. La preparazione e la passione per la materia di Sofia Uggè, funzionario archeologo della Soprintendenza della Città metropolitana di Torino, ha permesso ai partecipanti al tour di fare un salto all'indietro di quasi venti secoli per immaginare la struttura e le funzioni di un complesso architettonico edificato tra il 70 e l'80 d.C. Sostando nei suoi luoghi significativi la studiosa ha focalizzato l'attenzione sulle dimensioni dell'anfiteatro, facendo notare che l'ellisse presentava un asse maggiore della lunghezza di 96 metri ed uno minore di 72 e che i costruttori avevano saputo adattare la costruzione alla morfologia del terreno sfruttando le rocce della parte nord per appoggiarci le gradinate ed edificando un terrapieno a sud supportato da un muro di contenimento rinforzato da lesene. «In età augustea l'arte gladiatoria non contemplava l'uccisione della parte perdente, tant'è che era diventata una carriera intrapresa da chiunque si sentisse tagliato per l'arena», ha spiegato Uggè. «Solamente con l'introduzione delle venationes si perse la possibilità di salvezza per lo sconfitto. La diffusione del cristianesimo contribuì poi alla condanna della pratica dei giochi circensi per la loro disumanità». Guidati dal racconto dell'archeologa si è passati attraverso l'area della Pompa Magna, l'antica porta principale d'ingresso all'arena da cui sfilavano dignitari e combattenti all'inizio della giornata di spettacolo, fino ad osservare i vani ipogei, dove erano ricoverati gli animali per le cacce e le macchine sceniche. A completamento della visita si è raggiunto lo spazio ove sorgeva la villa suburbana, sulle cui mura, perfettamente allineate secondo la geometria imposta dalle centurie, furono rinvenuti affreschi oggi conservati nel museo cittadino. Ed è qui che l'archeologa li ha mostrati ai partecipanti insieme ad altri ritrovamenti di indiscusso valore storico, come due rarissime lamine bronzee che servivano da elementi decorativi e protettivi che ricoprivano i parapetti della cavea e due lapidi contenenti epigrafi ritrovate sempre nella zona dell'arena e che appartenevano a due tombe cristiane risalenti al quinto secolo, quando l'area era ormai divenuta una necropoli. Fra i partecipanti alla visita guidata (purtroppo solo tre) Lino Colosimo di Ivrea, commerciante, ha così motivato la sua presenza: «Ormai orfana della Olivetti Ivrea deve adoperarsi per valorizzare le testimonianze della sua storia millenaria. Vogliamo essere pronti per accogliere il turismo e dobbiamo conoscere i nostri monumenti per dare informazioni corrette a chi arriva in città». Maria Amalia Miolo, anche lei presente alla visita, ha spiegato: «Amo la storia della mia città e opportunità come quella di oggi arricchiscono le mie conoscenze grazie alle interessantissime nozioni che questi studiosi condividono con noi». --Paolo Airoldi