Senza Titolo

i protagonistiMatteo De Santis /bolognaA Chicago, negli anni d'oro dei Bulls, lo chiamavano «The Breakfast Club»: ogni mattina, sorseggiando una spremuta, il gruppetto composto da Michael Jordan, Scottie Pippen e Ron Harper tracciava la linea su cosa andava e cosa non, per cercare di razziare l'agognato anello Nba. Sugli schermi del cinema della Virtus Bologna, che stasera (ore 19, RaiSport, Eurosport 2 e Discovery +) potrebbe mettere in cartellone il 16º scudetto, sta andando in scena un singolare remake: «Il Patto del Caffè», ogni riferimento allo sponsor Segafredo è assolutamente casuale, con protagonisti i leader Milos Teodosic, Marco Belinelli e Stefan Markovic, tutti insieme appassionatamente in un bar del centro a fare colazione. La prima visione dopo il 3-0 in semifinale a Brindisi; la seconda di ritorno dal doppio sacco di Milano nelle prime due gare della finale; la terza, molto probabilmente, stamattina: chissà se, per cercare di sviare i tifosi curiosi o mantenere intatta la tradizione, sempre allo stesso bar. Tirava quasi un'aria da «Last Dance» senza lieto fine, prima della metamorfosi nei playoff, su questa Virtus Bologna che può addirittura toreare con il cappotto del 4-0 una Milano con le ruote sgonfie. Esonerato e reintegrato per mancanza di alternative a dicembre, coach Sasha Djordjevic aveva il futuro segnato: non più tanto amato da qualcuno in società perché giudicato colpevole del mancato approdo in Eurolega, traguardo dichiarato quando lo scudetto, tra gli alti e i bassi di campionato, sembrava un'utopia. Non che la squadra, altalenante e troppo legata ai chiari e agli scuri di luna del duo serbo Teodosic-Markovic, avesse fatto granché per essere innocente: difesa spesso inconsistente, tantissimi personaggi in perenne ricerca d'autore in attacco. La scintilla è scattata a Treviso all'intervallo di gara 3 dei quarti, con la Segafredo sotto di 15: all'uscita dal tunnel, quasi a sigillare un patto di sangue tra la truppa e il generale Djordjevic, è cambiato tutto. Il genio Teodosic si è caricato la ciurma sulle spalle, trovando degnissimi compari in Pajola, Markovic, Weems, Belinelli, Ricci e ridestando anche Abass e Alibegovic. Quasi come i Bulls per salvare Phil Jackson e fare un dispetto al gm Krause che caldeggiava la rifondazione, la Virtus ha avuto fame di rivincite assortite. Adesso, con il primo matchpoint sulla racchetta, nella Basket City bianconera è tutto un film: Djordjevic (imbottigliato nel traffico) portato al palazzetto in motorino da un tifoso per gara 3, la gioia del patron Zanetti in parterre e un tricolore atteso da 20 anni, l'ultimo con l'ostacolo odierno Messina in panchina, a un passo. Il poker potrebbe essere servito già stasera. Poco importa se non dovesse essere all'ora del caffè. --© RIPRODUZIONE RISERVATA