Ospedale chiuso per Covid, ma padre di politico operato

ayasLa procura di Aosta sta valutando, con un riserbo assoluto, se un intervento di chirurgia per un problema oncologico a cui è stato sottoposto nell'aprile scorso un anziano, padre di un consigliere regionale tra i più votati in Valle, sia stato svolto in violazione delle regole vigenti in quei giorni di emergenza sanitaria e se quindi siano o meno state scavalcate altre persone in lista d'attesa.Durante la terza ondata epidemica infatti l'Usl della Valle d'Aosta aveva deciso di rinviare molte operazioni a causa della carenza di sanitari, impegnati nella cura dei pazienti Covid positivi. L'attività delle sale operatorie era quindi stata di molto limitata.Previsto settimane prima, l'intervento era stato inizialmente sospeso per poi essere effettuato insieme ad alcune altre operazioni ritenute urgenti. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Luca Ceccanti. Gli investigatori della Digos della questura di Aosta hanno sentito diverse persone, tra cui alcuni primari. I numeri, nessun mortoSono cinque i nuovi positivi al Covid emersi in Valle d'Aosta tra venerdì e sabato, a fronte di 154 persone sottoposte a tampone. I guariti sono 12, portando i casi positivi attuali a 160.Salgono da cinque a sei i ricoverati nell'ospedale Parini di Aosta, dove la rianimazione resta Covid free. Non sono stati registrati altri decessi (il numero totale dall'inizio della pandemia resta 472). Calano da 162 a 154 le persone in isolamento domiciliare.I dati sulla giornata emergono dal bollettino quotidiano diffuso dalla Regione Valle d'Aosta."gli appestatori"L'arrivo di persone dai territori confinanti nelle settimane in cui l'epidemia era diffusa diversamente rispetto alla Valle d'Aosta «ci rende più soggetti a un numero maggiore di casi». Così la dottoressa Silvia Magnani, responsabile della Strutture malattie infettive dell'ospedale Parini di Aosta, spiega il ritardo con cui la regione alpina passerà in zona bianca rispetto al resto d'Italia. Rispetto alle altre regioni «siamo sempre stati indietro, anche quando - sottolinea Magnani - quelle vicine erano rosse. La Valle d'Aosta non lo era ma magari accoglieva dei turisti, per competizioni sciistiche o altro. A mio avviso abbiamo avuto un numero di passaggi sostenuto. Anche di persone che non sono state tracciate qui e che magari hanno fatto dei brevi soggiorni, durante i quali probabilmente hanno avuto dei contatti. Inoltre - aggiunge - mi pare che nessuna delle persone che ho visto e che è arrivata dalla Francia fosse stata fermata per la richiesta di tampone. Per cui il fatto che noi siamo così vicini ad altre epidemiologie ci rende più soggetti a un numero maggiore di casi». In questo senso, spiega la Responsabile della Strutture malattie infettive dell'ospedale Parini di Aosta, «nelle prime settimane di maggio noi abbiamo trattato con gli anticorpi monoclonali molte persone dei paesi della valli laterali, come Ayas e Valtournenche, località di seconde case. E abbiamo avuto dei picchi due settimane dopo la Pasqua: in questo caso qualche rientro e qualche mescolanza epidemiologica ci sarà stata...». --