Il giallo della funivia «Freno disattivato per precisa scelta»

Ivan FossatiINVIATO A STRESANon un errore, ma una scelta. È spaventosa una delle ipotesi - la principale - su cui lavora la Procura di Verbania per ricostruire la tragedia di Stresa che domenica ha causato 14 vittime. Il forchettone, la pinza che impedisce il funzionamento del freno di emergenza, non sarebbe stato dimenticato inserito, ma è probabile che sia stato lasciato volutamente in quella posizione per consentire di aggirare un blocco dell'impianto e sfruttare la domenica di sole sul Lago Maggiore in attesa della riparazione nei giorni successivi. Uno scenario tremendo, che si è via via fatto strada quando ieri pomeriggio sono diventate più serrate, nella caserma di Stresa, le domande della procuratrice di Verbania Olimpia Bossi e dei carabinieri diretti dal colonnello Alberto Cicognani ai dipendenti della società Ferrovie Mottarone, chiamati per sommarie informazioni. Dopo le 18, quando è arrivato in caserma un avvocato, d'ufficio, si è capito che c'era il primo indagato. Dopo un'ora il cambio di legale. Canio Di Milia, il primo ad arrivare, è anche consigliere comunale e la città di Stresa al momento è parte lesa. La difesa è passata ad Annamaria Possetti: a lei è stato affidato il primo dipendente del gestore della funivia a finire sul registro degli indagati. Ma cosa è successo domenica mattina sulla Stresa-Mottarone, una delle funivie più panoramiche con la vista che spazia sui laghi di Piemonte e Lombardia? Si è rotta la fune traente, e questo è il primo grave danno a cui ancora non si riesce a dare una spiegazione. Poi non è entrato in funzione il freno di emergenza e la cabina con 15 persone a bordo (si è salvato solo un bambino di 5 anni), che era arrivata a tre metri dalla meta, ha cominciato a scivolare indietro sulla fune portante per oltre 400 metri, fino a schiantarsi nel bosco dopo aver raggiunto una velocità superiore ai cento chilometri orari. Il freno di emergenza è composto da due ganasce che si stringono a morsa sulla fune portante e bloccano lo scorrere della cabina. Le aziona un sistema meccanico, ritenuto molto sicuro, che si attiva in determinate condizioni, come lo scivolamento improvviso della cabina in senso inverso rispetto alla marcia. Quando serve che la morsa non si attivi, viene bloccata con il forchettone: stringe le ganasce nella parte alta e le immobilizza. Questo attrezzo viene usato ogni giorno: inserito la sera e tolto la mattina. Potrebbe essere stato dimenticato inserito, e quando serviva la frenata di emergenza non c'è stato niente da fare. Ma la gente che vive di impianti di risalita racconta che è praticamente impossibile per l'operatore del mattino dimenticarsi di liberare il freno. Potrebbe quindi essere stato lasciato volutamente inserito, magari per ovviare a un disguido legato all'impianto frenante che mandava in tilt l'intero sistema. Non è detto, ma non è escluso. E l'interrogatorio in caserma è andato avanti nella notte. Operazione di routinePer capire come mai ogni sera vengono l'utilizzo delle pinze blocca freno ogni sera bisogna pensare a come funzionano le funivie. L'ultimo viaggio in discesa, nel pomeriggio, è riservato agli operatori dell'impianto, non ci sono più clienti e a monte, alla stazione di arrivo, non resta nessuno. Per una cabina che scende, sono parallele, ce n'è una che sale, in questo caso vuota, che resterà per la notte nella stazione di monte. Quella deve avere il freno bloccato sulla modalità aperto, perché se per scattasse il blocco, la mattina l'impianto non parte e occorre risalire in elicottero o a piedi per rimetterlo in funzione. Ma rischi nel lasciarlo bloccato aperto non ce ne sono, perché quella cabina la mattina farà il primo viaggio in discesa vuota, mentre quella in salita porterà gli addetti che lavorano in quota. La vettura che arriva senza freni a valle, sarà la prima a imbarcare i clienti e prima di aprire le porte un operatore sale a sganciare il "forchettone". Un'operazione di routine, la più importante all'inizio della giornata. Per questo, sostengono gli esperti, è molto difficile sostenere la tesi della dimenticanza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA