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l'inchiestaIvan Fossati / StresaLa fune, per i gestori degli impianti di risalita, è la certezza. Quella che non si spezza mai. Le misure di sicurezza contemplano anche questo scenario e prevedono contromisure per evitare incidenti come quello di ieri a Stresa. La tragedia nasce dalla somma di due malfunzionamenti. La fune traente (che porta a monte la cabina) si è strappata e su quella portante non è scattato l'impianto di sicurezza. Le ganasce avrebbero dovuto chiudersi, bloccando l'impianto.Invece la cabina con 15 persone a bordo (con le restrizioni Covid la capienza si è dimezzata e non è prevista la presenza del conduttore), che era arrivata a poco più di cento metri dal Mottarone, si è trovata senza forza trainante e ha iniziato a scivolare indietro, verso il Lago Maggiore, senza controllo. Una manciata di secondi con la forza di gravità, il tempo di scavalcare in corsa libera un pilone, e subito dopo si è schiantata. Il volo è stato inizialmente di una trentina di metri, poi la cabina ha rotolato fino a bloccarsi tra due alberi. Cinque corpi senza vita sono stati trovati all'interno, gli altri in un raggio di decine di metri. «I pochi testimoni hanno udito un sibilo fortissimo» racconta il sindaco di Stresa, Marcella Severino. Quel sibilo è una frustata micidiale, una fune pesantissima che si sfila e picchia contro il terreno. Alle 12.30 c'era tanta gente sui sentieri che disegnano tornanti panoramici sotto i piloni. Fosse passato qualcuno in quel momento, non si sarebbe salvato. Ma come può succedere? «Non esiste un perché - prova a ricostruire uno storico gestore di impianti a fune, Giovanni Bertolo -. La fune non si rompe, quella volta sul Monte Bianco era sembrato un caso eccezionale». Era il 1994, ventisette anni dopo è successo ancora. Quella volta era stata la portante, ora la traente. A differenza degli impianti, che hanno una vita tecnica ben determinata con revisioni generali ogni 20 anni fino al 60° (poi decennali, ma in genere non arrivano a tanta longevità), per le funi sono le verifiche a stabilire quando vanno sostituite, con spese di centinaia di migliaia di euro. Prima i controlli sono più dilatati, poi annuali. Ditte specializzate fanno una sorta di radiografia al cavo metallico. È mappato il grado di usura dei singoli fili. Una verifica precisa, ma non infallibile. C'è un piccolo buco nero, svela un esperto: non sempre si arriva all'anima della fune, che ha un diametro variabile dai 3,5 ai 5 centimetri. Ma l'eventuale danno non dovrebbe portare a una lacerazione completa.E il freno d'emergenza che non ha funzionato? È il secondo mistero. Si tratta di morse che stringono il cavo. La «pinza» è aperta quando l'impianto è in movimento per consentire alla cabina di scorrere, è chiusa quando è in stazione. «Non è un sistema che entra in funzione solo quando ci sono problemi - spiega Bertolo - è continuamente attivo se la cabina è ferma. Il test è il normale utilizzo. E in caso di caduta libera c'è un sensore che determina il blocco istantaneo». La responsabilità è innanzitutto del rappresentante legale (il gestore è privato, la società Ferrovie del Mottarone, mentre la proprietà è della Regione), poi a cascata dell'ingegnere con la qualifica di direttore di esercizio e dell'azienda che ha certificato i controlli. Tra i compiti del direttore di esercizio c'è il dialogo costante con la Motorizzazione, che è il «soggetto controllore», l'ente che veglia sugli impianti a fune. Si fanno verifiche, anche a sorpresa, e ogni prova ispettiva è seguita da un verbale che certifica il regolare funzionamento. E che ora la magistratura analizzerà nei dettagli.La fune è una treccia, costituita da trefoli, ognuno contiene tanti fili di metallo. L'usura è data non solo dal tempo, anche dalle costanti torsioni e flessioni cui il cavo è sottoposto. E la scansione elettronica è prevista per verificare che vada tutto bene. Sull'impianto frenante e sui sensori d'emergenza i controlli sono più costanti. «Pensate al check che fa un pilota d'aereo prima del decollo, ecco siamo su quei livelli» ricostruisce l'esperto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA