Pio e Amedeo, caso a Canale 5 La Comunità ebraica in rivolta
Quella di Pio e Amedeo, venerdì, non è stata una Felicissima sera. Benché premiati dall'audience, sono finiti al centro di dure polemiche per il loro duetto sul politicamente corretto andato in scena nel loro programma di Canale 5. Volevano essere divertenti, ma lo sono stati ben poco per una buona fetta dell'opinione pubblica. Il loro pensiero, in estrema sintesi, è che non contano le parole ma l'intenzione con cui le dici. E che quindi «negro» o «ricchione» non sono di per sé offensive, anzi, hanno detto rivolgendosi ai gay: «Se vi dicono frocio, voi ridetegli in faccia». Le repliche, tra l'incredulo e l'indignato, non hanno tardato ad arrivare. Subito su Twitter è stato un profulvio di tweet, in particolare della comunità rainbow, molti dei quali citavano episodi in cui erano stati oggetto di derisione e di violenza. Ai comici pugliesi ha risposto anche Michele Bravi, dal palco del Concertone, che ha ricordato come «le parole sono importanti tanto quanto le intenzioni, le parole scrivono la storia, anche quelle più leggere possono avere un peso da sostenere enorme». Al coro di chi non ha apprezzato il "duetto" di Pio e Amedeo si è unita la voce di Ruth Dureghello, presidente Comunità Ebraica di Roma: «Le parole sono il preludio della violenza», ha scritto su Fb. E poi: «Sdoganare l'aggettivo ebreo con il significato di tirchio, può sembrare rivoluzionario solo agli ignoranti che non conoscono le cose». -- R. Pav.© RIPRODUZIONE RISERVATA