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Orio CanaveseNecessario ritrovare fiducia nei sindacatiQuando i lavoratori serravano le file attorno alle organizzazioni sancite dalla Costituzione a rappresentarli, ottenevano dai datori di lavoro un comportamento rispettoso dello Statuto dei lavoratori. La fiducia nel sindacato li difendeva da possibili negazioni dei loro bisogni, un valore insostituibile per la qualità della vita. Questa condizione positiva cessò con la globalizzazione del mercato finanziario, priva di regole se non quelle del profitto. Un cambiamento molto difficile da gestire per il sindacato, che a maggior ragione, essendo l'unico insostituibile difensore degli ultimi della classifica economica, loro dovrebbero sostenere a spada tratta, invece di considerarlo una casta, che può solo ritornargli la zappa sui piedi. Questa mia riflessione spera di stimolare gli sfiduciati e i negazionisti del sindacato a riflettere sul perché di un simile presente a fronte di un passato positivo. Credo che solo rivalutando il sindacato e le politiche sociali la vita migliorerà per tutti. Nicola CornaIvreaAnagrafe antifascista, iscrivetevi all'AnpiIl 7 aprile scorso il consiglio comunale di Ivrea ha bocciato la proposta di aderire all'Anagrafe antifascista promossa, sin dal 2017, dal sindaco di Stazzema. Decisione che abbiamo già condannato in un precedente articolo, e che possiamo riassumere così: le amministrazioni di centro destra stanno sdoganando ogni e qualsiasi fascismo, vecchio e nuovo. Lo dicono gli episodi che giornalmente accadono in tutta Italia (per parlare solo del nostro Paese). Ed è indubbio che a questo clima, a questo vento che soffia ormai indisturbato o quasi, da destra, abbiano aderito e dato un sostanzioso contributo partiti come la Lega, che fa leva sui piccoli egoismi, sulle chiusure verso i migranti (che però impiega volentieri nelle sue "fabbrichette"), su un linguaggio rozzo intellettuale e morale. Linguaggio semplificato, senza nessun tentativo di capire la realtà, se non per mezzo di furbizie volte all'incasso immediato di voti. E così si è giunti ad intere zone in mano a questo centro-destra che così cattiva prova di sé sta dando anche nell'attuale pandemia.Come dubitare che l'attuale maggioranza eporediese abbia bocciato la mozione per l'Anagrafe antifascista? Ovunque vi sia una tale composizione nel governo di città e paesi, si manifesta sempre la stessa insofferenza verso la libertà, la democrazia, considerate un impaccio per il più bieco liberalismo. Insofferenza che si sfoga, da subito, sui simboli della Resistenza: lapidi, targhe, intitolazioni di vie, come se per anni essi avessero sofferto il predominio di valori morali: giustizia libertà democrazia solidarietà e pace che non erano assolutamente nelle loro corde, nei loro sentimenti, e non vedessero l'ora di rifarsi. In tali congerie non c'è posto per i "galantuomini", anche laddove ci sono. Essi subiscono, si adeguano, si barcamenano.Quindi, anche ad Ivrea vi sono imbarazzo e fatica a porsi nuovamente nel solco giusto della Storia, come per tanti anni è avvenuto in una città definita "antifascista".Ciò detto, ci domandiamo come mai non sorga spontanea, dagli stessi cittadini, associazioni, partiti, una semplice domanda: ma allora, perché non ci iscriviamo in massa all'Anpi, che è il modo migliore per far parte di una Anagrafe antifascista forte di più di 120.000 aderenti?Non si tratta di un doppione, bensì della prima, vera Associazione antifascista che i galloni se li è conquistati sul campo iniziando dal 1936 (anzi prima) e costituitasi nel 1944. All'atto dell'iscrizione è richiesta una adesione piena e consapevole all'antifascismo. Non basta?Oppure è più semplice aderire virtualmente seguendo facili slogan sui social? Quante volte vediamo e leggiamo di tanti "leoni da tastiera" che fanno fuoco e fiamme contro questo o quel personaggio di destra, ma che sono assenti nelle piazze, e scansano abilmente ogni suggerimento di partecipare nell'Anpi? Eppure, l'Anpi ha una coerenza ed una dirittura morale fuor di dubbio. Non persegue facili alleanze (forse per questo non piace a qualcuno?), ma fa memoria storica e difende la Costituzione.Come vedete, l'Anpi non esita a schierarsi su questi temi, ma si domanda perché siano così tiepide le risposte da parte di tanti partiti e associazioni quando lanciamo le nostre campagne di tesseramento. Allora facciamo nuovamente un appello a tutti: iscrivetevi in massa all'Anpi. È una soluzione che suggeriamo di cuore a tutti gli antifascisti. Chi aderirà?Mario BeilettiPresidente Anpi Ivrea e Basso CanaveseAostaDopo la pandemia, un nuovo ospedaleIl corpo esausto dell'ospedale Parini si è purtroppo riempito per la seconda volta di malati Covid. Forse un inno dovremmo farlo non al guerriero celtico ma a quello che da 80 anni combatte per restare in piedi affrontando tutte le intemperie con cui gli uomini costruttori continuano a colpirlo. In oltre 38 anni di professione medica all'ospedale Parini, per le aumentate esigenze via via emergenti, ho visto continue ristrutturazioni, spostamenti di reparto, piastre, ali nuove, quadrilateri, tunnel di collegamento. Sempre all'inseguimento di una parola magica: spazio, spazio che non bastava mai. Intanto i magazzini andavano altrove, l'archivio delle cartelle cliniche pure, corridoi di reparti nuovi di zecca si intasavano di carrozzelle, barelle, carrelli di servizio. Gli spazi sociali inesistenti. Le piccole stanze di reparti nuovi con spazio non a norma trai letti. Anni di polvere, rumore, ascensori da cui uscivano carrelli di operai e entravano barelle con malati. Poi la raccolta di firme, migliaia , per indire il referendum; un collega, primario, vedendomi al banchetto per la raccolta delle firme alla porta dell'ospedale, esclamò: «che coraggio». Un po' mi vergogno ancora dell'uso sconsiderato della parola coraggio, ma rendeva l'idea del clima.Poi il Referendum; la maggior parte dei votanti si pronunciò per l'ospedale nuovo, ma il quorum non venne raggiunto. Alcuni(quanti?) cittadini elettori avevano ricevuto un sms che consigliava "Domenica non andare al seggio", mittente un autorevole e poco accorto politico del tempo.2015 l'importante ritrovamento archeologico. Un miracolo, pensai all'epoca: questa volta prevarrà il buon senso, un bel sito archeologico di importanza mondiale, con un bel ritorno turistico e di immagine per la nostra città. Invece no, si riduce la volumetria (spazio in meno) nel progetto; e poi un'apnea, nulla si muove e sulla strada rimane e sbiadisce la massima, di incerta origine "l'avvenire comincia sempre con un cantiere". Quindi qualcuno deve aver pensato che dove ci sta un museo ci può ben stare un pezzo di ospedale in più, in zona trafficatissima, vicina a un plesso scolastico, con un cantiere che durerà anni. Infine arriva la pietra tombale sulla ristrutturazione, la pandemia.Il corpo esausto del Parini regge l'urto, grazie al sacrificio e all'impegno di tutto il personale sanitario, ma a prezzo di un blocco quasi completo dell'assistenza sanitaria normale, del sovvertimento di interi reparti, e c'è voluto l'ospedale da campo. Quante difficoltà in meno ci sarebbero forse state con un ospedale moderno, fuori dal centro storico, modulare, con facilità maggiore di separazione dei percorsi.Dopo questa pandemia, che purtroppo molti esperti dicono non sarà l'ultima, cambierà tutto il modello della nostra sanità. Occorre attrezzarsi con occhi nuovi, ci sono finanziamenti importanti in arrivo, oltre a quelli già stanziati; c'è finalmente la possibilità di dare alla nostra valle un ospedale nuovo, nel verde, funzionale per i pazienti prima di tutto ma anche per chi ci lavorerà, facilmente accessibile alle vie di comunicazione, e alle persone disabili. Un ospedale, non un pezzo di pspedale che una volta completato (anni e anni) richiederà altri anni di cantiere per ristrutturare (ancora!) il vecchio corpo di Viale Ginevra.Il momento per dimostrare che la tragedia pandemica ci ha insegnato qualcosa è ora. Vorrei consigliare ai decisori politici la lettura dell'intervista di Renzo Piano (La Stampa, 4.4.2021) su cosa vuol dire costruire oggi un ospedale a misura d'uomo. Un ospedale, non un pezzo di ospedale. Il corpo esausto del vecchio ospedale, che tanto e onorato servizio ha svolto, ringrazierà e con lui alla fine molti cittadini. Fulvia GrassoAosta