Parte del sito industriale all'asta per 185mila euro
Vincenzo Iorio / IVREAFinisce all'asta la grande porzione del comprensorio industriale Olivetti di Ivrea, in località San Bernardo, in via Torino 603, più volte negli anni finito alla ribalta per la presenza di amianto e per il potenziale pericolo di dispersione delle polveri. Poco meno di 10mila metri quadrati tra i comuni di Ivrea e Pavone formati da un capannone industriale, un cortile pertinenziale, una palazzina uffici e portineria. Il complesso immobiliare risulta pignorato ed è, Piani regolatori dei due Comuni alla mano, in zona urbanistica aree produttive e artigianali. Alle spalle ha una storia molto complicata. L'immobile era passato di mano da Olivetti a una miriade di società fino all'ultima, fittizia, intestata a un nullatenente milanese. Una prima stima da parte del fallimento aveva dato un valore esorbitante, poco più di un milione di euro, quasi un decimo di quello del prezzo dell'attuale offerta minima. Il prezzo base della vendita senza incanto, mediante gara telematica asincrona (il prossimo 21 luglio), è stimato in 185mila euro e l'offerta minima è di 138.750 euro. Il custode delegato dal tribunale di Ivrea è l'avvocato Alberto Frascà del Foro di Torino. L'area versa nel totale degrado da almeno un ventennio, depredata a più riprese da ladri e vandali. La rete metallica che la circonda ha vari buchi. Negli edifici, realizzati nei primi anni Sessanta, è stata più volte segnalata la presenza di materiale amiantifero in matrice friabile non confinato. In particolare sono state rilevate vaste aree interne con materiali non confinati contenente amianto (identificato nella tipologia amosite). Il materiale, si legge nella relazione del tribunale, non risulta essere pannellato e, quindi, è presente nel sito in forma libera. La presenza di amianto e la mancanza di qualsiasi manutenzione sugli edifici hanno da sempre preoccupato i residenti che a più riprese hanno richiesto l'intervento delle autorità. Siamo in uno dei siti dove fino agli anni Ottanta si producevano torni automatici e frese, utensileria varia. E dove diversi anni dopo la chiusura, nel 2009, l'Arpa effettuò più di un sopralluogo per arrivare poi a concludere che il materiale killer si presentava in stato volatile e in quantità tale da rappresentare una potenziale bomba ecologica. Nel 2010 il Comune, allora guidato dal sindaco Carlo Della Pepa, era intervenuto con risorse proprie (35mila euro) nonostante gli immobili fossero privati mettendo l'area in sicurezza mediante pannelli. Un secondo intervento era stato effettuato nel 2015 dopo che i pannelli erano stati rimossi. Lo stesso complesso immobiliare compariva nella relazione tecnica presentata ai magistrati di Ivrea nel 2013 sullo stato di salute degli stabilimenti Olivetti finiti nel processo per le morti di amianto. Stefano Silvestri, il perito nominato dalla Procura di Ivrea che l'aveva redatta, l'aveva definita, senza tanti giri di parole, una bomba ecologica oltre che «uno dei siti più inquinati d'Italia». --