«L'istruzione è un nostro diritto» Mamme e papà ora protestano

RIVAROLO CANAVESE«La Dad non è scuola», «L'istruzione è un nostro diritto», «Dopo un anno siamo ancora qui", "Il problema contagio non è la scuola». Questi gli slogan scritti a colori vivaci sui cartelli tenuti in mano dai circa quaranta, fra genitori e bambini, radunatisi per un flash mob davanti ai cancelli della scuola primaria statale Gibellini Vallauri di Rivarolo la mattina di lunedì 8 marzo.Predominava fra i presenti l'abbigliamento scuro, a lutto nelle intenzioni degli organizzatori, e molti si erano portati da casa la sagoma dello schermo di un computer o di un tablet a simboleggiare la difficile praticabilità della didattica a distanza, soprattutto per i più piccoli. Un evento, quello di lunedì, per protestare contro questa forma d'istruzione e le difficoltà che crea nei bambini e nelle famiglie. Assunto fondamentale degli organizzatori della manifestazione è che la scuola è un diritto ed un mezzo indispensabile ed imprescindibile per costruire il futuro degli studenti. Di qui la necessità ineludibile di evidenziare i limiti dell'apprendimento a distanza che priva i piccoli, da un punto di vista umano, della capacità di socializzare coi loro coetanei e che genera poi oggettive difficoltà per la necessità di servirsi di freddi ed inespressivi mezzi tecnologici per seguire le lezioni on line. I padri e le madri che accompagnavano gli alunni hanno dato voce ai disagi legati alla necessità di rimanere a casa per seguirli durante le lezioni e alle difficoltà di ottenere i congedi parentali necessari per farlo. «Oltre al problema della socializzazione fra i bambini che viene a mancare, la didattica a distanza mi ha costretto ad assumere una babysitter perché non posso assentarmi dal posto di lavoro», dice Marzia, 33 anni, di Rivarolo. «Mio marito ed io abbiamo due figli e lavoriamo entrambi. Problema nel problema è anche il necessario supporto della tecnologia: al momento abbiamo solamente una connessione internet sul telefonino ed è estremamente arduo e usurante per la vista seguire le lezioni sul suo piccolo display», racconta. Un altro punto i manifestanti desiderano mettere in primo piano: tutti coloro che non hanno i mezzi fisici o tecnologici per far seguire l'attività didattica da casa sono sfavoriti. Le famiglie numerose si trovano spesso a non avere disponibilità sufficiente di computer e tablet per consentire a tutti i figli di essere on line contemporaneamente e l'incapacità della rete di reggere simultaneamente più connessioni rende la didattica a distanza impossibile. Anche i nonni vengono chiamati per collaborare nell'assistenza casalinga dei giovanissimi studenti. «Entrambi lavoriamo e non ci è ancora stato possibile usufruire dei congedi», dicono Alessandra e Angelo Russo Alesi, che hanno due figlie, una che frequenta la seconda classe della scuola primaria l'altra ancora alla scuola materna. «I nonni sono sempre disponibili per aiutarci, ma hanno scarsa familiarità con la tecnologia e quindi incontrano spesso difficoltà a destreggiarsi tra collegamenti vari. La didattica a distanza dura tre ore ed il resto della formazione è affidata alla famiglia col sistema delle lezioni asincrone. Il problema è che se scegliamo di stare a casa dal lavoro subiamo una decurtazione salariale del 50%», concludono i Russo Alesi. La frustrazione dei genitori è per i sacrifici fatti finora e per l'effettiva decrescita dei contagi riscontrata durante i mesi in cui si era tornati alla didattica in presenza. E mentre ordinatamente i manifestanti lasciano il piazzale ritirando i loro cartelli e i loro finti computer rimane in tutti l'ansia per il prosieguo formativo di una generazione che si chiama futuro. --Paolo Airoldi