Zingaretti accetta il guanto di sfida «Ok al congresso dopo la pandemia»
il retroscenaCarlo Bertini / RomaIl congresso dem dovrebbe tenersi tra due anni, ma si farà prima, in estate o autunno. Superata la pandemia, partirà «la fase congressuale» nei circoli, avvio di un processo lungo mesi che portà poi alle primarie per la leadership. Ma come si è arrivati a questo?Il Guanto di sfidaAtto primo, scena prima: Comitato politico del Pd, una specie di comitato centrale del vecchio Pci, con tutti i maggiorenti del partito, ministri, governatori, membri della presidenza e della segreteria, capigruppo di Camera, Senato e Parlamento europeo. E' il 1 febbraio, il giorno dopo Sergio Mattarella annuncerà la chiamata al Colle di Mario Draghi. La crisi sta precipitando e Stefano Bonaccini sceglie questo proscenio solenne per lanciare un attacco al vertice del Pd. Così riferito da uno dei big più vicini al segretario: «Ha detto che Renzi aveva ragione su tutto, che i suoi temi dovevamo porli noi, che ci siamo fatti scippare da lui il timone e che la linea "o Conte, o voto" era sbagliata, perché chiedere le urne è una follia». Un discorso sintetizzato poi dal governatore emiliano in tv con la battuta, «Renzi? Non è mai uno solo a sbagliare», riferito (forse) a Conte. E' qui che Zingaretti capisce che il partito ribolle sotto la cenere e che deve giocare d'anticipo. Il 4 febbraio Tommaso Nannicini, ex renziano vicino a Giorgio Gori e Dario Nardella, si fa intervistare dal Mattino per dire che sulla gestione della crisi ci sono state «troppe timidezze e che serve un congresso perché il Pd si è appiattito su Conte smarrendo la politica». Il leader fiuta la trappolaDopo una settimana sui carboni ardenti, con richieste di congresso che piovono da tutte le parti, Zingaretti sfida i suoi avversari che ancora non si palesano. Vista l'aria che tira anche Goffredo Bettini nelle call tra i big sostiene che un chiarimento congressuale entro l'autunno ci dovrà essere. Tutti lo vogliono dunque un congresso, ma nessuno sa dire di preciso quando. Ci si mette dunque pure un fattore destabilizzante nel «partito della responsabilità» a complicare questa fase politica, come se Mario Draghi non avesse già problemi a iosa: ma il Pd è sfibrato dagli scossoni, dopo i «mai con...» di queste settimane trasformati in «nessun veto a...». E la corsa al congresso è una bomba a scoppio ritardato: il leader si affretta a dire che «superata questa fase ci vorrà un chiarimento». E Graziano Delrio chiarisce che «sconfitta la pandemia, servirà un congresso». Un bel congresso «vero», come lo definisce l'ex presidente Matteo Orfini, alludendo ad un cambio di leadership; o piuttosto un congresso «sulle idee e non sui nomi», come dicono i sostenitori del segretario. Ma, come specifica Zingaretti, un chiarimento con lo sguardo non rivolto all'indietro ai tempi di Renzi. «In due anni è cambiato tutto - nota il segretario - e va fatta una discussione politica». A partire dalle alleanze di un partito uscito dall'isolamento: «Spero che nessuno voglia rimettere indietro le lancette dell'orologio perché allora sarà una battaglia politica». Niente nostalgie del partito divisivo e contro tutti di Renzi. Allora, per fare un elenco: i primi a chiedere il congresso, gli ex renziani di Base riformista, con il coordinatore Alessandro Alfieri e il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, Tommaso Nannicini. Sostenitori di Bonaccini nella scalata alla leadership. Ma se anche Bettini, braccio destro del segretario, considera un congresso ineludibile è perché ai vertici pensano che alcuni hanno fatto il doppio gioco, dando una sponda a Renzi nelle fasi più drammatiche delle trattative. Ma nella futura disfida, non mancheranno le donne in gara e già si fanno i nomi di Debora Serracchiani e Anna Ascani, vicepresidenti, e di Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa, vicina a Franceschini. --© RIPRODUZIONE RISERVATA