Quaccia: «Qualche perplessità Difficile staccarsi dalle abitudini»
IVREA In un contesto di voci che plaudono all'idea di una Sostituta, c'è chi solleva qualche obiezione. E si tratta di una voce quanto mai autorevole, quella di Franco Quaccia, studioso, storico e punto di riferimento del Carnevale di Ivrea: «Non poso dire di essere contrario, ci mancherebbe - spiega Quaccia - però... l'idea di una donna nei panni di Sostituto gran cancelliere mi lascia qualche perplessità. Non è per sessismo o sfiducia nelle capacità di un'esponente del gentil sesso, però la vedo come un qualcosa che stride. Probabilmente è solo perché da duecento anni vediamo uomini impersonare questo personaggio e, si sa, le abitudini diventano abito mentale ed è sempre difficile staccarsi da un'idea consolidata».Nel corso degli anni la presenza femminile si è fatta strada nei ruoli carnevaleschi: dapprima son comparse le Abbà, poi le donne sono arrivate nei Pifferi e negli Alfieri, tutti cambiamenti dei quali bisogna tenere conto: «È vero - riconosce Franco Quaccia - e devo ammettere che avevo queste presenze si sono integrate molto bene nella festa. Anche l'Abbà, storicamente era un "ruolo virile", per cui, basandoci sulla tradizione, le porte avrebbero dovuto restare chiuse per le bambine. Invece ci siamo abituati e oggi va benissimo così. Allo stesso modo, probabilmente, ci abitueremmo a vedere una Sostituta, una volta rotto il ghiaccio».Rompere questo ghiaccio: la difficoltà, secondo Quaccia, è proprio qui. «Ripeto - dice ancora - , son convinto di sbagliare, ma l'idea mi risulta difficile da concepire. Il nostro Carnevale è un quadro coreografico con ruoli ben definiti: la Mugnaia è una donna, il Generale è un uomo. E il Sostituto Gran Cancelliere è sempre stato un uomo. Ripeto: non ci sarebbe nulla di male nel cambiare, ma non è facile superare stereotipi dai quali siamo un po' tutti condizionati». --F.B.