Sito nucleare, i sindaci: «Mancano i documenti»
CALUSOUn emendamento trasversale firmato dai parlamentari piemontesi; un tavolo di concertazione creato dalla Regione per affrontare in modo condiviso il tema dell'eventuale insediamento in Piemonte del sito nazionale unico per il deposito di scorie radioattive; l'impegno di Città metropolitana e Regione nell'affiancare i Comuni con il lavoro dei tecnici; la necessità di fare squadra sul territorio per difendere le eccellenze agroalimentari e turistiche sulle quali tanto si è investito negli ultimi anni.Questi i principali punti emersi dalla video riunione convocata dal vicesindaco di Città metropolitana, Marco Marocco, insieme all'assessore regionale Maurizio Marrone, che lo scorso lunedì ha collegato i sindaci dei territori potenzialmente interessati (per il Basso Canavese un'area di 520 ettari compresa tra Mazzè e Caluso) con numerosi parlamentari piemontesi. C'erano Alessandro Benvenuto, Jessica Costanzo, Celeste D'Arrando, Silvia Fregolent, Carlo Giacometto, Alessandro Giglio Vigna, Stefano Lepri, Susy Matrisciano, Augusta Montaruli, Lucio Malan, Osvaldo Napoli, Elisa Pirro, Claudia Porchietto e Daniela Ruffino. Ai parlamentari è stata chiesta una maggiore trasparenza da parte di Sogin, che sul proprio sito internet non ha pubblicato i documenti necessari, oltre alla necessità di esplicitare i criteri con cui sono stati individuati i siti potenzialmente idonei. In prima istanza sarebbero già emersi degli errori. In particolare è stato chiesto di attivarsi per ottenere subito il rinvio o la sospensione dei termini per presentare le osservazioni proprio a causa della mancanza della documentazioni tecniche. Da Matilde Casa, sindaca di Lauriano e portavoce della zona omogenea 10 Chivassese, e Ivana Gaveglio, sindaca di Carmagnola e portavoce della zona omogenea 11 Chierese Carmagnolese, sono state evidenziate le forti preoccupazioni del territorio e la presenza di gravi errori materiali nel documento di Sogin. Utili anche gli interventi della sindaca di Caluso Maria Rosa Cena, di Marco Formia (Mazzè) ed Antonio Magnone (Rondissone), chiamati a difendere un vasto territorio a vocazione agricola. «Scavalcati da un annuncio a sorpresa, amareggiati per il rischio di cancellare in un colpo anni di promozione territoriale e di investimenti sui prodotti locali di qualità: l'Erbaluce di Caluso e le nocciole di Chivasso, che stanno per ottenere il marchio Igt». Questo in sintesi il parere dei sindaci canavesani. Accanto alla sorpresa e alla contrarietà dei sindaci sono già forti i dubbi sui criteri utilizzati per l'individuazione dei 67 siti. L'area del Basso Canavese ricade per l'80% su Mazzè. La zona parte infatti poco dopo il golf club Le primule nella frazione Tonengo, per poi abbracciare i campi verso Chivasso, lambendo la tenuta della Mandria, e Rondissone. «Non permetteremo -aggiunge Formia - che il basso Canavese diventi la pattumiera radioattiva dell'Italia. Senza dimenticare che il sito individuato per il deposito si trova in una zona di ricarica di falda». «In questo modo - gli fa eco la sindaca di Caluso Cena - si sottraggono 150 ettari di terreno fertile. Le aree adatte per il deposito di scorie radioattive sono quelle dismesse da grandi complessi aziendali e non zone vocate all'agricoltura». --Lydia Massia