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dall'inviato a bruxellesDopo qualche segnale di sbandamento, Polonia e Ungheria si ricompattano e ribadiscono il veto al bilancio Ue e al Recovery Fund. Sul fronte opposto gli altri 25 governi Ue e la Commissione assicurano di essere pronti ad andare avanti con un Recovery "con chi ci sta" nel caso in cui Budapest e Varsavia dovessero mantenere il veto. Giovedì i 27 leader Ue torneranno a riunirsi fisicamente a Bruxelles per un Consiglio europeo che, per ora, è un lungo elenco di grane. La Grecia vuole sanzioni alla Turchia, la Polonia non vuole approvare i target climatici, la Francia respinge un accordo sulla Brexit "a tutti i costi", l'Italia rischia di sedersi al tavolo in piena crisi di maggioranza e senza un mandato per l'ok alla riforma del Mes. E poi Polonia e Ungheria che si oppongono al meccanismo per vincolare i fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto.Erano arrivati messaggi di apertura da Varsavia. Giovedì, a Bruxelles, il vicepremier Gowin aveva ipotizzato una possibile via d'uscita: Varsavia potrebbe accontentarsi di una dichiarazione del Consiglio europeo per garantire che lo strumento non sarà utilizzato per fare pressioni politiche. Una soluzione praticabile, ma bocciata dal premier polacco Morawiecki. Il capo del governo ha ribadito la linea della fermezza e così ha fatto il suo collega Orban. Il veto polacco sta creando frizioni nella coalizione di governo, ma Morawiecki non sembra voler cedere. Bocciata la "dichiarazione interpretativa", e con la minaccia esplicita di un Recovery Fund senza Polona e Ungheria, Angela Merkel non ha accantonato l'idea di proporre l'intervento della Corte di Giustizia Ue. L'ultima carta per evitare una situazione dalle conseguenze inimmaginabili. --MA. BRE.© RIPRODUZIONE RISERVATA