Orecchini in cambio di appalti per i camici Indagate 3 caposala di ospedali Asl/To4
Andrea Scutellà / ivreaLe foto con gli orecchini da regalare alle caposala di Cuorgnè, Ciriè e Ivrea. Sono state ritrovate a casa di Giulio Solerio, agente per conto della Hartmann spa, società che produce articoli medicali all'ingrosso, utilizzati in tutta Italia. Lui, che diceva di non poter sbagliare, sugli appalti per i camici in Asl/To4, che sosteneva, intercettato dagli investigatori, di avere in pugno quattro caposala dell'azienda sanitaria e di sentirsi abbastanza tranquillo sulla procedura. E sono state quelle foto, unite alle parole di Solerio, a costare alle tre donne la misura cautelare dell'obbligo di firma per tre volte a settimana. Il sostituto procuratore di Torino Giovanni Caspani non ha chiesto misure restrittive più dure per non sguarnire gli ospedali canavesani nel momento dell'emergenza Coronavirus. E il giudice per le indagini preliminari, Ludovico Morello, gli ha dato ragione. Così è finita sotto la lente del primo nucleo operativo metropolitano di Torino, in un'indagine condotta dal tenente colonnello Omar Salvini della guardia di finanza Gruppo di Torino, anche la richiesta d'offerta che riguarda l'Asl/To4, del 4 luglio 2019, bandita insieme all'Asl città di Torino, per la fornitura di camici monouso e sterili per 60 mesi. Nella commissione esaminatrice congiunta con l'Asl/To4, sedevano Anna Vasciminno, 54 anni caposala di Ciriè, e Loredana Miglietta, di 52 caposala di Cuorgnè, entrambe accusate di corruzione e turbata libertà degli incanti. L'accusa è rivolta anche alla caposala di Ivrea, Giuseppina Angela Frola, che però in quella commissione non era presente, ma avrebbe mantenuto i contatti, secondo gli inquirenti, con Vasciminno e Miglietta. Il bando è stato pubblicato il 30 luglio 2019, per un importo di un milione e 195mila euro complessivo, diviso in tre lotti: il primo da 536mila euro per camici chirurgici standard, il secondo da 621mila per camici rinforzati, il terzo camici urologici da 37mila euro. Le caposala avrebbero aiutato Solerio a ottenere informazioni riservate sull'appalto, compreso il nome delle altre ditte partecipanti e la qualità dei prodotti proposti. Ottenendo, così, un vantaggio indebito sulla concorrenza. In cambio avrebbero ricevuto gli orecchini regalati a Natale e ritratti nelle foto. Nel caso di Vasciminno sono stati ritrovati anche dopo le perquisizioni effettuate a maggio 2020 dai finanzieri. Data in cui, in seguito agli accertamenti degli investigatori, è stato revocato l'appalto assegnato alla Hartmann.L'avvocato Luigi Chiappero difende insieme al collega Enrico Cairo di Torino l'infermiera ciriacese. «L'indagine - spiega Chiappero - è fatta da un pubblico ministero molto bravo e preparato. Pensiamo però di avere la possibilità di chiarire la nostra posizione e di dare una lettura diversa dei fatti. Gli orecchini, per quanto ci riguarda, sono un donativo di valore molto modesto rispetto all'importo dall'appalto». Loredana Miglietta, invece, si è affidata a Celere Spaziante e Manuela Di Palma del foro di Ivrea. «Respingiamo assolutamente gli addebiti - spiega Spaziante - e siamo abbastanza certi che riusciremo a dimostrare l'innocenza della nostra assistita». L'indagine si inserisce all'interno dell'Operazione Molosso, all'interno di cui la guardia di finanza e la procura di Torino ipotizzano un sistema corruttivo radicato in molte Asl piemontesi: da Torino a Novara, fino ad Asti e Alessandria. Prendono il via, però, proprio dalla denuncia un dirigente ospedaliero, quello del Cto di Torino. Tutto dopo aver accertato un ammanco, per un valore di circa trecento mila euro, di un costoso prodotto farmaceutico, denominato "Bon Alive" (sostituto osseo) causato dalla condotta truffaldina di un'incaricata di un'impresa torinese in affari con un pubblico dipendente infedele che falsificava la documentazione amministrativa in cambio di generose tangenti. In particolare, il collaboratore amministrativo modificava le "richieste d'ordine" all'economato, falsificando le firme di altri infermieri, per il reintegro delle giacenze del prodotto medicale che, pur risultando essere stato pagato dal Cto, non veniva utilizzato nelle sale operatorie né, tanto meno, risultava stoccato nel relativo magazzino. L'analisi dei documenti acquisiti e le evidenze emerse a seguito di indagini tecniche hanno consentito di acclarare che il pubblico dipendente, dopo aver ricevuto il prodotto ordinato, le riconsegnava alla rappresentante dell'azienda. --