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La stretta sulla movida alla fine prevede uno stop all'aperitivo in piedi alle 18 anziché alle 21, come era stabilito dal Dpcm approvato solo sei giorni fa. Un modo per scoraggiare il popolo degli happy hour, che dopo quell'ora potranno continuare a consumare cocktail, vino o birra solo seduti al tavolino. Ma, a sorpresa, il Dpcm dà potere ai sindaci di chiudere dopo le 21 vie e piazze della movida, «fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni provate». Per bar e ristoranti resta l'obbligo di chiusura alle 24. Ma nel provvedimento è stata inserita una norma anti-furbetti, quelli che nelle pieghe dell'ultimo Dpcm avevano trovato la scappatoia per tirarla alle lunghe, chiudendo a mezzanotte e riaprendo quindici minuti dopo. Ora si specifica che si chiude alle 24 e si riapre alle 5 del mattino dopo. Stop anche alle tavolate al ristorante. Seguendo le indicazioni del Cts, a tavola ci si potrà accomodare al massimo in sei. Altra novità l'obbligo di esporre fuori bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie un cartello che indichi il numero massimo delle persone che posso essere ammesse contemporaneamente all'interno. Fanno eccezione aree di servizio e aeroporti dove non sono previste limitazioni. I protocolli in vigore consentono la presenza di una sola persona per i locali fino a 40 metri quadri, mentre per quelli più grandi deve essere garantito comunque un distanziamento di 4 metri quadri a cliente e di due metri da tavolo a tavolo . - pa.rus.© RIPRODUZIONE RISERVATA