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l'intervistaPaolo RussoI contagi aumentano ma a ritmo inferiore alla crescita di ricoveri e decessi, rimarca spesso che vuol vedere il bicchiere mezzo pieno. Il professor Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss sempre molto ascoltato da Conte e Speranza spiega che «è così anche perché da oltre due settimane fortunatamente si è fermata poco oltre i 40 anni la crescita dell'età mediana dei contagi». «La battaglia ora è impedire che il virus passi dai più giovani agli anziani, finendo per congestionare di nuovo i servizi sanitari». Poi spiega come si pensa di scavarla questa trincea, illustrando le nuove regole sulla quarantena appena decise dal Cts. Da uno a dieci professore quanto c'è da essere preoccupati con una crescita di contagi come questa? «Un numero non saprei darglielo. Ma siamo in una nuova fase con un incremento significativo dei contagi. E il fatto che sia più contenuto rispetto ad altri Paesi non deve farci prendere sottogamba la situazione. Dobbiamo intervenire subito sapendo che i provvedimenti presi oggi avranno una ricaduta non prima di 15 giorni. Gli stessi che mediamente intercorrono dalla comparsa dei sintomi al decesso delle persone più fragili. Oggi contiamo tra le 25 e le 30 vittime al giorno, che si riferiscono ai contagi di 2 settimane fa, quando erano un terzo di quelli attuali. Mi auguro che non avvenga, ma con i casi attuali tra una quindicina di giorni potremmo veder aumentati i decessi. Per questo dobbiamo intervenire presto e bene». Con quali limitazioni dovremo fare i conti? «Con quelle che riducono i rischi insiti nelle aggregazioni. Anche informali, come i raduni troppo estesi in famiglia, feste di compleanno, cerimonie, matrimoni. Dobbiamo limitare le presenze come nei luoghi della movida e davanti alle scuole. Sapendo che rispettare le regole oggi significa evitare misure più restrittive domani». Con quali parametri di contagi e Rt scatteranno i lockdown locali? «C'è un lavoro che è stato condotto da tutte le istituzioni nazionali e regionali che sarà disponibile domani (ndr. oggi) nel quale si disegnano degli scenari, dove a una rapida crescita dei casi e un Rt prolungato sopra 1,25 possono corrispondere provvedimenti più restrittivi a livello locale che non è detto si traducano in veri lockdown ma che potrebbero limitare ulteriormente le aggregazioni sociali». Come lo risolviamo il problema delle file vergognose ai drive in per un tampone? «I test rapidi sono in evoluzione e nelle prossime settimane potremmo averne, se validati, anche di salivari da poter utilizzare per gli screening, analoghi a quelli negli aeroporti o nelle scuole. Già oggi possiamo utilizzare sempre per gli screening, tamponi antigenici che danno una risposta in loco nell'arco di pochi minuti con un numero molto basso di falsi negativi. Presto potrebbero utilizzarli anche medici di famiglia e pediatri, e questo contribuirebbe a migliorare la situazione». Nella corsa al tampone non c'è anche il rischio di farli troppo presto, quando l'infezione non è ancora rilevabile? «Sappiamo che il virus ha mediamente un'incubazione di 4-7 giorni. Se lo faccio il giorno dopo un contatto a rischio non serve. Debbono trascorrere almeno 4 o 5 giorni per capire se c'è stata trasmissione e comunque va rispettata la quarantena». La quarantena verrà ridotta ma non per tutti. Può spiegare come cambiano le regole? «Sulla base delle evidenze scientifiche più recenti un caso positivo sintomatico passati 3 giorni dal termine dei sintomi e comunque non prima dei 10 dall'inizio degli stessi se risulta negativo ad un test molecolare potrà rientrare in comunità. Per i positivi asintomatici e per chi ha avuto un contato stretto con un positivo la quarantena si riduce a 10 giorni, al termine dei quali si fa un tampone e se negativo si esce dall'isolamento». La mascherina quando si fa jogging si deve indossare o no? E a casa? «No, salvo non si stia correndo in gruppo senza poter rispettare la distanza di sicurezza, che in questo caso è di due metri. A casa è saggio indossarla soprattutto quando si vanno a trovare nonni o persone fragili». Nelle scuole vediamo classi o addirittura interi istituti in quarantena per un singolo caso sospetto. Non sarebbe il caso di fissare regole chiare per tutti? «C'è una riflessione in atto che nei prossimi giorni porterà a precisazioni alla luce di quanto riscontrato dopo un mese di ripresa delle lezioni. Però posso dire che i contatti dei contatti non vanno isolati ne debbono fare un test molecolare. Per capirci, se un ragazzo o un insegnante ha avuto fuori scuola un contatto a rischio non per questo isoliamo poi l'intera classe. E questo vale anche fuori della scuola». -© RIPRODUZIONE RISERVATA