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CALUSONumerose le osservazioni, e tutte molto critiche, che il circolo di Legambiente "Pasquale Cavaliere" di Caluso ha sollevato in merito all'acquisizione di azioni ordinarie della Trm spa (Trattamento rifiuti metropolitani, società a capitale misto del gruppo Iren) da parte della Società canavesana servizi, la società pubblica per azioni appartenente a 57 Comuni del Canavese, che si occupa della gestione dei rifiuti sul territorio.In sintesi, Legambiente mette in evidenza, spiegandolo dettagliatamente, «che si tratta di una operazione finanziaria che potrebbe però avere ricadute negative sui cittadini e snaturerebbe le politiche di raccolta sul territorio canavesano» L'autorizzazione all'acquisto delle azioni è stata votata anche dal consiglio comunale della "città del vino", riunito la scorsa settimana. «Nella delibera stranamente viene indicata una percentuale di rifiuti indifferenziati che Scs conferisce a Trm, intorno al 40 per cento, quanto in realtà negli ultimi anni si attesta al 32 per cento - spiega il presidente del circolo, Carlo Salvetti - Non vorremmo che, con questa partecipazione, seppur minima, si creasse una sorta di conflitto di interessi ponendo minor attenzione alle politiche ecologiche che stanno a cuore a tutti noi»«Entrare in Trm attirati - continua Carlo Salvetti - dalla distribuzione dei dividendi non ha solo un significato finanziario, ma potrebbe voler dire investire risorse nell'attività di incenerimento sottraendole alla raccolta differenziata, che andrebbe invece sostenuta da investimenti per passare ad un sistema di tariffazione puntuale del servizio, superando i vecchi ed iniqui sistemi tariffari basati sui metri quadrati e sul numero di componenti familiari». «Siamo quindi sicuri - si domandano gli ambientalisti che sia così vantaggioso entrare in Trm spa? Come si legge nel progetto di bilancio al 31 dicembre 2019 approvato dal consiglio di amministrazione della società torinese, il Comune di Torino (uno dei soci pubblici) ha indetto l'asta pubblica finalizzata alla vendita di azioni ordinarie pari al 17,35% del capitale sociale della società, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 27 settembre 2019». «Tale asta - spiegano da Legambiente - è andata deserta. Segno, a nostro avviso, che gli investitori privati non hanno ritenuto vantaggioso l'affare, forse perché la quotazione delle azioni è troppo elevata?». Infine Legambiente si chiede che vantaggio avrebbero dall'operazione gli utenti del servizio. «Nessun cenno - sottolinea Salvetti - viene fatto sul destino degli ipotizzati dividendi azionari (circa 100 mila euro l'anno) che pensiamo dovrebbero essere vincolati nella loro destinazione d'uso agli investimenti necessari al superamento dei vecchi sistemi tariffari a favore della tariffa puntuale ed al miglioramento dei servizi al cittadino».L.m.© RIPRODUZIONE RISERVATA