Senza Titolo
il personaggioparigiDitelo con un fiore. Con questo slogan si potrebbe riassumere la filosofia di Kenzo Takada, lo stilista giapponese che è mancato ieri, a 81 anni, colpito dal Covid-19 all'American Hospital di Neuilly-sur-Seine. Kenzo ha rivoluzionato la moda con le sue maniere gentili, usando un linguaggio ispirato alla natura e agli animali della giungla. A suon di zampate gioiose. La padronanza dei colori e la delicatezza delle fantasie erano impresse nel suo dna. Ma è stato soprattutto il melting pot di culture ad affascinare il pubblico fin dai suoi esordi, negli Anni Settanta. In pieno flower power.E dire che era arrivato a Parigi senza una lira nel '65. Gli son bastati 5 anni per fondare la sua griffe che, in poco tempo, produce abbigliamento femminile, maschile, per bambini, jeans, accessori, biancheria per la casa e profumi. Versatile e iperattivo come pochi, oltre al prêt-à-porter disegna costumi per il teatro e il cinema. Ma chi era il signor Takada? Nato nel '39 da una famiglia modesta (padre commerciante) a Himeji, nella prefettura di Hyogo, quinto di sette figli, fin da piccolo sogna la moda. Tanto da «rubare» alla sorella le riviste femminili con le ultime tendenze dettate dal mondo occidentale. I genitori lo iscrivono a un corso di letteratura inglese all'Università di Kobe. Ma dura poco. Lui nel '58 scappa a Tokyo, dove viene ammesso alla scuola di fashion design Bunka Gakuen. Il primo lavoro è per una catena di grandi magazzini. Nel '65, seguendo il consiglio del suo professore, finalmente riesce a partire per Parigi. Cardin, Dior, Chanel, le sfilate di questi marchi lo convincono a creare un suo brand. Così nel '70 apre il primo negozio nella capitale francese, la boutique Jungle Jap nella Galerie Vivienne. Kenzo però non segue i canoni istituzionali ed esclusivi delle altre griffe. Propone modelli inclusivi, allegri, pensati per i giovani (e non solo) a costi accessibili. Maglie scandinave, motivi messicani, kimono, gonne rumene, piume e caftani marocchini si sposano a fiori e tigri, convivono pacificamente. Conditi dagli input raccolti per le strade di metropoli come New York. La sua forza è tutti questi elementi. Per lui l'abbigliamento è divertimento e spettacolo. Non a caso nel '79 affitta un tendone per presentare una sfilata conclusa da cavallerizze in abiti velati a dorso di elefante. «Mi piacciono le cose dolci e poetiche non aggressive, mi piace sognare. La vita deve essere un sogno». Un sogno erano pure le feste che organizzava nella sua casa,vicino a Place de la Bastille, con il compagno Xavier de Castella (morto di Aids nel 1990). «La moda è come il cibo, è importante non soffermarsi sullo stesso menù», sosteneva stravolgendo i codici con «educata» irriverenza. «In molti dicono di essere stati influenzati dal mio stile - raccontava - in realtà sono io a essere influenzato da loro». Nel 1993 la maison viene rilevata dal Gruppo del Lusso LVMH. E nel 1999 Kenzo lascia le passerelle per occuparsi di arredamento. Con Roche Bobois crea una delle sue prime collezioni di ceramiche e tessuti. Mosso da quell'energia positiva che si è portato dentro fino all'ultimo. -- AN.AM.© RIPRODUZIONE RISERVATA