Senza Titolo
il reportage Antonio Simeoli INVIATO A PALERMO Isola delle Femmine, un passo da Palermo, 500 metri da dove la Sicilia e il Paese s'inabissarono 28 anni fa: Capaci. La stele che ricorda la strage costata la vita al giudice Falcone e lì. Un permanente pugno allo stomaco. C'è gente in spiaggia, mentre i corridori che domani inizieranno questo strano Giro d'Italia autunnale nell'anno del Covid, già guardano il meteo ossessivamente per capire quanto freddo fra quindici giorni farà sulle Alpi. Tra tamponi, ne fanno oltre mille al giorno con risposta in 5 minuti, mascherine (da mercoledì qui sono obbligatorie all'aperto), gel igienizzanti e misuratori della febbre ovunque, più di integratori, barrette e borracce, e speriamo null'altro, la "bolla" del Giro è partita. Durerà? Il simbolo di questa corsa rosa assieme a Nibali se ne fa una ragione. Non è mai banale. Peter Sagan, 30 anni, gli ultimi dieci dei quali a vincere, è un esordiente di lusso. Dopo un Tour magro («ma è andata bene lo stesso», dice in videoconferenza dal piano sopra del quartiertappa, maledetto virus), farà la star. Anche senza pubblico. «Prima o poi tutto tornerà come prima. Intanto pensiamo a far divertire i tifosi, che devono essere responsabili sulle strade», dice. L'uomo degli spot, dei 5 milioni l'anno d'ingaggio è stato di parola. «Avevo detto che sarei venuto al Giro e, nonostante le fatiche del Tour, sono pronto a puntare alle tappe, forse alla maglia ciclamino, sicuramente ad aiutare i miei compagni di classifica». I ciclisti pedalano, faticano, si riposano, sognano, vincono, perdono. Non solo, capita che alla virtual conferenza di Vincenzo Nibali, il capitano della Trek Segafredo, anche a 35 anni la guida dell'Italbici, la speranza rosa azzurra, uno dei temi sia la sospensione decisa dal team per il 19enne Quinn Simmons, astro nascente del ciclismo Usa, causa tweet razzista a difesa di Trump. Apriti cielo. In rete si scatena il putiferio. Trek, colosso americano della bici, sospende il ragazzo. Chiedono a Nibali. Lui fa solo il ciclista. «Mi hanno insegnato da bimbo che il voto è segreto», svicola. E il suo Giro? Sensazione: lo Squalo è serio (anche troppo), concentrato, non fa proclami, sa che gli avversari sono tosti («Thomas, Yates, il mio amico Fuglsang sono andati forti alla Tirreno, Kruijswik non c'era chissà come sta», dice), ma sa d'essere in crescita. «A Milano? I conti li faremo alla fine, deciderà l'ultima settimana, occhio alla tappa dello Stelvio, vediamo quanto freddo farà», ha detto anche ieri sera alla presentazione (tristissima senza pubblico) davanti all'antico tempio greco di Segesta. Si parte dalla sua Sicilia. «L'emozione è grande e, anche se a distanza, sentirò il calore del pubblico. L'Etna già lunedì? Tosto, ma sarà solo l'inizio». Accanto avrà Giulio Ciccone. Faceva 8 ore di rulli durante il lockdown, s'è preso il virus e in extremis è arrivato qui per cercare di aiutare Nibali. --© RIPRODUZIONE RISERVAT'A