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Francesco Spini /milano Disponibili a trattare con Cassa depositi e prestiti, ma «nell'ambito di un processo trasparente e a valori di mercato». Se il governo si aspettava una resa di Atlantia su Autostrade per l'Italia (Aspi), andrà deluso. La lettera con cui la holding risponde all'ultimatum del governo (scade oggi), seguita da una missiva della stessa Aspi, e decisa da una riunione fiume dei due cda, registra sì un'apertura a proseguire nel dialogo con Cdp, ma non alle condizioni poste dall'esecutivo e dalla stessa Cassa. Il governo vorrebbe condizionare l'efficacia di un accordo per chiudere la procedura di revoca della concessione dopo i tragici eventi del ponte Morandi proprio alla vendita dell'88% della concessionaria in mano ad Atlantia alla Cdp, ma la holding non ci sta. E ribadisce che tale pretesa «non è pertinente né in linea con lo scopo dell'atto stesso, né con il contenuto della lettera di impegni inviata da Atlantia al governo lo scorso 14 di luglio, dalla quale si può evincere che l'approvazione dell'atto transattivo non fosse subordinata alla cessione di Aspi». Imporre un obbligo del genere «esula dalle facoltà riconosciute al concedente», si legge nel comunicato rilasciato in serata. Fonti vicine a Cdp e al governo, invece, ricordano come siano state proprio Atlantia e Aspi nelle lettere dell'11, 13, 14 e 15 luglio ad aver proposto espressamente una soluzione combinata che abbinava il riequilibrio della concessione e la cessione del controllo a Cdp. Quanto alla manleva richiesta dalla Cassa sui danni indiretti - per lo più non ancora quantificati - che sollevi l'acquirente da un rischio difficile da prezzare, anche qui il muro non si sgretola. Tali «garanzie e manleve» sono giudicate «non usuali» e sono «condizioni non presenti nella lettera del 14 luglio - sottolineano da Atlantia - e non accettabili in un contesto di mercato». Nella missiva la holding ricorda che Aspi ha «già doverosamente sostenuto» i danni «diretti o, comunque, di aver accantonato in bilancio i relativi importi». E ricorda la disponibilità ad accettare tutte le altre condizioni volute dall'esecutivo in termini regolatori, tariffari, incluso un intervento compensativo da 3,4 miliardi. Lo stesso fa Aspi nella sua lettera di accompagnamento al testo dell'accordo spedito al ministero con gli ultimi affinamenti e conferma la propria disponibilità a rispettarli. Anche Atlantia nella sua lettera al governo rivendica la «trasparenza e buona fede con cui il negoziato è stato condotto» da Aspi. E ora la holding si dice pronta a procedere nella cessione della quota della controllata ma con «un'operazione di mercato, a garanzia di tutti gli stakeholder - si legge nella missiva - inclusi gli investitori retail, nazionali e internazionali». Una cessione che potrà essere conclusa, però, solo dopo la formalizzazione di un accordo transattivo con il ministero dei Trasporti. Ora la palla passa al governo. Nei cui ambienti non si nasconde un certo imbarazzo: oggi scade l'ultimatum e bisognerà decidere una volta per tutte se procedere o meno con la revoca, con tutte le difficoltà che la cosa comporta. La preoccupazione del governo cresce anche alla luce delle ultime mosse di Bruxelles. Dall'Ue giunge la riposta alla lettera con cui il presidente e l'ad di Atlantia, Fabio Cerchiai e Carlo Bertazzo, hanno rappresentato le «indebite pressioni» del governo su Autostrade. Dall'Ue rispondono che «i servizi della Commissione stanno doverosamente esaminando tutte le questioni che avete sollevato». E che «stanno predisponendo con attenzione le dovute azioni successive». Un brivido negli ambienti di Palazzo Chigi e dintorni: vuoi vedere che Bruxelles sta con Atlantia? -© RIPRODUZIONE RISERVATA