Quel delitto premeditato di cui non c'erano segni

Andrea Scutellà / ivreaNon si è trattato della follia di un momento. Claudio Baima Poma, secondo l'ipotesi degli inquirenti, aveva progettato da tempo l'omicidio del figlio undicenne Andrea e il seguente suicidio, che alle 00.40 di lunedì 21 settembre ha cambiato per sempre la vita dei rivaresi. Questo nonostante non abbia mai dato in precedenza avvisaglie di alcun tipo. «Non c'erano mai stati episodi che potessero far sospettare alcunché», sottolinea il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando. Tesi confermata da dai genitori che abitano nella villetta a fianco e dai colleghi di lavoro.Eppure tanti, troppi dettagli testimoniano che il delitto fosse premeditato. A cominciare dal lungo e curato post che aveva lasciato su Facebook, in cui lancia accuse precise contro la madre del piccolo, la signora Iris, che ha ricevuto l'abbraccio di tutto il paese alla veglia di commemorazione. Un messaggio senza una sbavatura, una ripetizione, un errore ortografico. Costruito a tavolino: prima scritto e poi fotografato, a cui sono state aggiunte tante fotografie di Andrea e Claudio felici, dalle vacanze al mare in Calabria fino alle gite in moto sul colle dell'Izoard in Francia. Quasi a voler rimarcare l'immagine del padre e del figlio inseparabili. Che d'altronde, tutti confermano, anche, con rabbia e amarezza, la ex compagna Iris: «Pensavo potesse al massimo fare del male a me, non a nostro figlio. Erano molto legati».E poi c'è quella pistola, su cui sta cercando di far luce il pm a cui è affidato il caso, Carlo Introvigne. Clandestina, con la matricola abrasa, dunque illegale. Per cui la procura ha ipotizzato la pista della criminalità di etnia sinta, non fosse altro che per la facilità con cui riesce a procurarsi le armi. In casa dell'operaio 47enne è stata trovata anche una scatola con circa settanta proiettili. Soltanto due sono stati utilizzati, però, per mettere in atto i suoi propositi. Dopo aver pubblicato il post su Facebook alle 00.30, ha atteso che il piccolo Andrea si addormentasse poi gli ha sparato un colpo nel cuore. Lo ha sistemato poi sopra di sé, lo ha abbracciato. Dunque ha rivolto la beretta detenuta illegalmente contro la sua tempia. E ha fatto fuoco per la seconda volta. A poco è servito, purtroppo, l'allarme che un'amica ha dato dopo aver letto il suo messaggio social. Aveva capito tutto e ha immediatamente avvisato i carabinieri del comando provinciale di Torino. È partita la corsa contro il tempo del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Venaria Reale. Ma non c'è stato nulla da fare. Nella perfezione di casa Baima Poma, non c'era neanche un capello fuori posto. Se non quei due corpi abbracciati nel letto e quella scatola con settanta proiettili. I cadaveri di padre e figlio sono già tornati nelle disponibilità delle rispettive famiglie per le esequie. Che, a differenza di quanto suggerito dal papà nel post di addio, si terrano separate. Il medico legale dell'Asl/To4 Mario Apostol ha già eseguito l'autopsia. I carabinieri sono al lavoro anche sui profili social dell'uomo. Le prove della polvere da sparo e le perizie diranno invece se l'arma è stata usata in passato in altri fatti di sangue. --