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Roberto Condio INVIATO A COLONIA Nove mesi e mezzo fa, a un centinaio di chilometri da qui, dopo la sanguinosa rimonta da 2-0 a 2-3 subita in Champions dal Borussia, Antonio Conte consegnò a microfoni e taccuini la sua prima vera invettiva contro il club che lo aveva ingaggiato in estate: «Venisse un dirigente a spiegare... Abbiamo tutti sbagliato qualcosa nel progettare la stagione. A parte Godin, in questo gruppo nessuno ha vinto niente». Trentotto partite dopo, e con in mezzo qualche altra sparata contiana, l'Inter tornata in Germania per giocarsi l'Europa League liofilizzata dal Covid può compiere in un sol colpo la metamorfosi necessaria per garantirle un futuro molto meno sofferto del decennio post-Triplete. Battere il Siviglia, che questa coppa l'ha già alzata cinque volte, consegnerebbe la patente di «vincente» all'intero gruppo, non solo a Godin che farebbe tris nel torneo o allo stesso Conte che, a secco in Europa, ha però sempre raccolto tanto in Italia e in Inghilterra. Il marchio che può cambiare la carriera lo meriterebbero tutti, anche Barella e Sensi, i due citati come esempio dal tecnico nella notte di Dortmund: «A chi possiamo chiedere di più? A loro che vengono dal Cagliari e dal Sassuolo?». Eccola, allora, la partita della svolta. Una finale. La prima in 9 anni dell'Inter. Un inedito anche per Conte: «In campo, però, ne ho giocate tante. E ho imparato che la gente si ricorda solo di chi le vince. Per fare la storia c'è un solo modo: vincere, appunto. Sapendo che queste occasioni possono anche non ricapitare». Di certo, Handanovic la aspettava dal 2012, dal primo giorno in nerazzurro: «Finalmente posso ottenere qualcosa di importante. Questo deve però essere solo il punto di partenza: per l'Inter la finale bisogna che diventi un'abitudine». Spuntarla stasera a Colonia, intanto, ne garantirebbe almeno un'altra, già il 24 settembre: la Supercoppa contro Bayern o Psg, non male. Guai a correre, però. Nonostante le sei vittorie di fila e l'atmosfera ideale di questa trasferta tedesca, resta in sospeso la questione-Conte deflagrata dopo l'attacco frontale alla società di Bergamo. Domanda: «Può essere la sua ultima partita interista?»; risposta impeccabile: «Negli anni ho imparato a vivere il momento a 360°, senza rimpianti. Penso a questa Europa League da provare a regalare al club e ai tifosi».Non sarà facile. Nemmeno per il Siviglia, però. Si sfidano due tra le squadre migliori del post-lockdown europeo. Gli andalusi sono imbattuti da 20 partite, l'Inter ne ha persa una (in casa contro il Bologna) delle ultime 17. Lopetegui e Conte hanno trovato in agosto l'undici ideale e anche stasera non lo cambieranno. Gli spagnoli sono velenosi sulle fasce con Jesus Navas e Reguilon, hanno Suso pronto a un personale derby (meno Ocampos, al Milan per troppo poco) e Banega, ex interista, al passo d'addio prima di volare ben ripagato all'Al-Shabab arabo. Ma questa è l'Inter migliore da novembre in poi. Sì, proprio da quello splendido 1° tempo di Dortmund con il crollo nella ripresa che fece infuriare Conte. Ora ha Lukaku che segna sempre, Martinez che vorrebbe festeggiare con un giorno di anticipo il 23° compleanno e una difesa che ha chiuso imbattuta sei delle ultime 7 partite. «La percezione di poter vincere aumenta ogni giorno, grazie a un gruppo encomiabile che gioca con sempre più coraggio», confessa Conte. Nel primo giorno di Inter aveva detto: «Devo avere la percezione di un 1% di possibilità di vincere». Chiude con almeno il 50%. --© RIPRODUZIONE RISERVATA