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il caso Carlo Bertini / Roma È bastata una scintilla per scatenare un putiferio: una frase sul «rischio di dover rinviare le elezioni e di non poter riaprire le scuole» - sfuggita dalla bocca del consigliere del ministro Roberto Speranza, Walter Ricciardi. Che ha fatto tremare i palazzi del governo. Costringendo la ministra Lucia Azzolina a ribadire che «riaprire gli istituti è un dovere morale», il ministro della Salute a chiarire che «le scuole riapriranno e le elezioni si terranno regolarmente». Nei partiti la tensione è massima, i 5S rimarcano che «in scienza e coscienza deciderà comunque la politica» e il Pd tace imbarazzato. Ma il tema esiste, un'impennata dei picchi epidemiologici costringerebbe comunque gli scienziati del Comitato tecnico scientifico - che si riuniranno il 29 agosto - a valutare i rischi di mandare i ragazzi in classe: se non a livello di governo, se ne sarebbe parlato nel circolo ristretto del Cts, rivelano fonti di maggioranza. Ben consapevoli che tirar fuori pubblicamente questo rischio avrebbe innescato un terremoto politico. Per tutto il giorno i membri dell'esecutivo arrancano, da giorni sono bombardati dalle opposizioni sul rispetto della data del voto che insieme al tema scuola produce una miscela esplosiva. Poiché la paura di una nuova impennata del Covid e di uno stop alla riapertura delle scuole è in cima ai pensieri delle famiglie già provate dai mesi di quarantena con i figli a casa. In questo clima Ricciardi dice ad Agorà che «bisogna mettere sotto controllo questa curva epidemica che da noi si è rialzata poco, ma in altri Paesi, come la Spagna e la Croazia, moltissimo. Ecco, in quei Paesi oggi non si potrebbe votare. E a maggior ragione si potrà votare se tutte le fasce di età, specie quella tra i 20 e i 40 anni, modificano positivamente i propri comportamenti. Se la circolazione del virus riaumenta ci troveremo nelle condizioni in cui sono messe a rischio sia la riapertura delle scuole sia le elezioni». Fatta la frittata, arriva la rettifica: «Le scuole riapriranno e si sta facendo di tutto per riaprirle in sicurezza. Parlavo di altri Paesi dove la curva dei contagi si è rialzata in modo preoccupante». Ma i sospetti aleggiano nell'aria. E quindi: smartphone del governo bollenti per un'ora, imprecazioni varie. «Doveva capire che se diceva una cosa così seria e grave, si sarebbe scatenato il finimondo! Meloni e Salvini non cercano altro...», sbotta un ministro. Convinto, come i suoi colleghi, della inopportunità di accendere una miccia del genere, «con un'uscita autolesionista». Tanto che a stretto giro parte la contraerea della destra. «Terrorismo irresponsabile», attacca Salvini. «Vogliono usare il Covid per non rischiare di perdere le elezioni», gli fa eco Meloni. «Qualcuno teme il giudizio degli Italiani», si infiamma Giovanni Toti, appellandosi al Colle per smentire il sospetto che «ci sia già la volontà dell'esecutivo di rimandare il voto». Tutta benzina su una foresta già infiammata. Ieri sono pure passati all'attacco i presidi, che nel timore di dover parare responsabilità civili e penali su mascherine e distanziamento, hanno minacciato di consegnare le chiavi degli istituti e di scioperare. Timori ingiustificati, ha risposto il Ministero dell'Istruzione, «il quadro delle norme è chiaro. L'adempimento dei doveri d'ufficio rappresenta di fatto una garanzia rispetto a qualsivoglia diffida». Ma anche con i dirigenti scolastici, la questione non è chiusa qui . -© RIPRODUZIONE RISERVATA