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il caso Matteo Borgetto Barbara Morra / CASTELMAGNO «In una curva a sinistra l'auto inspiegabilmente non ha girato e siamo finiti giù». E ancora: «Ha preso la curva a sinistra troppo larga ed è scivolata, come se ci fosse il ghiaccio». È il racconto agli inquirenti di Chiara e Anna, le diciassettenni sopravvissute alla strage di Castelmagno, dove martedì notte un Defender è precipitato per oltre 100 metri in una scarpata con 9 giovani a bordo. Cinque ragazzi sono morti sul colpo, due sono ricoverati in ospedale, entrambi in gravi condizioni ma non in pericolo di vita. Uno, Danilo, 17 anni, è al Santa Croce di Cuneo. L'altro, Marco M., 24 anni, è stato operato al Cto di Torino con un lungo intervento per la stabilizzazione della colonna vertebrale, lesionata in più punti. È intubato in terapia intensiva: prognosi riservata. Il suo racconto, quando sarà in grado di parlare, potrà contribuire a fare chiarezza sull'incidente. Quello che è certo è che Marco Appendino, il 24 al volante, non aveva bevuto. «Al momento è emerso con certezza che i ragazzi ricoverati in ospedale non hanno compiuto alcun tipo di abuso», ha detto ieri Gabriella Viglione, procuratore aggiunto di Cuneo. A essere già più chiari sono i particolare della tragica serata in cui, dopo cena, i ragazzi hanno deciso di salire al Santuario di San Magno (1.761 metri di quota), per vedere le stelle di San Lorenzo. Partono su due vetture: nove sul Defender (omologato per 6 posti), altri amici (tra i quali fratelli e cugini) su una seconda auto. Questi ultimi, arrivati alla chiesa, preferiscono non proseguire, mentre il gruppo sul fuoristrada imbocca una pista forestale per raggiungere la baita all'Alpe Chastlar che appartiene alla famiglia di due fratelli a bordo, Nicolò ed Elia Martini. I ragazzi si fermano per un po', fanno una passeggiata, risalgono sul Defender per tornare a casa. Alla guida Marco Appendino e di fianco a lui, sempre davanti, ci sono Marco M., Anna e Chiara, sul lato del finestrino; Elia e Nicolò, Camilla e Samuele sui sedili dietro, Danilo vicino al portellone posteriore. «Andavamo molto piano - proseguono Anna e Chiara, ancora sotto choc -. La strada era ancora bagnata» dal temporale del pomeriggio. Un istante dopo «siamo finiti giù». Nessun segno di frenata, il Defender va dritto nel precipizio, si schianta prima sulla strada asfaltata sottostante, per poi rimbalzare, capottare più volte e fermarsi in un avvallamento. I nove ragazzi sono sbalzati fuori dall'abitacolo, chi prima chi dopo: finiscono anche a decine di metri di distanza l'uno dall'altro. Anna si rialza, è solo contusa. Prova a guardarsi attorno, a capire, tra le grida degli amici feriti che chiedono aiuto. Non sa ancora che il fratello Samuele è morto. In quella zona non c'è campo per i cellulari, così la giovane scende più in basso e telefona all'altro suo fratello, Mattia, rimasto al Santuario. «Vi prego correte, abbiamo avuto un incidente». Lui telefona al 112 e avvisa i familiari.La notizia si diffonde tra le case. Alcuni genitori anticipano i soccorsi e si trovano davanti a una scena apocalittica. Anna non smette di urlare vicino a Samuele. Uno dei soccorritori si rivolge a un uomo in piedi vicino a un ragazzo che non ce l'ha fatta. «Mi perdoni, lei chi è?», gli chiede. E l'altro, con un filo di voce: «È mio figlio». --© RIPRODUZIONE RISERVATA