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Roberto Calderoli, il vicepresidente del Senato, ritiene «inverosimile» che anche dei parlamentari leghisti possano aver fatto domanda per il bonus autonomi e vuole capire bene come stanno le cose, prima di trarre conclusioni. Ma se la vicenda fosse confermata - ammette - sarebbe «una cosa ignobile» e non basterebbe la restituzione del denaro. Un discorso, precisa che vale «per tutti» coloro che dovessero essere coinvolti. Insiste. «Una cosa ignobile! In questo periodo il mondo si è diviso tra chi ha aveva uno stipendio fisso e chi invece aveva l'incertezza di come mantenere sé stesso, la famiglia, il futuro lavorativo. Se qualche parlamentare - e sottolineo se - ha voluto richiedere, come leggo, il bonus per gli autonomi... Allora veramente mi cascano le palle per terra. Di fronte a una cosa del genere l'antipolitica non è una cosa poi così non dovuta». C'è anche l'aspetto della norma, di come è stata scritta. «Chi ha scritto la legge è un ignorante, perché se la scrivi in modo che qualcuno possa subito trovare l'inganno - dice Calderoli -. Ma è un'ignoranza che passa in secondo piano rispetto ai risvolti etici di questa storia. Il governo, che ha scritto la norma in questo modo, ha creato le condizioni, quindi ha una colpa. Ma davanti a quei 5 però tutto questo passa in secondo ordine». L'ipotesi del coinvolgimento di leghisti. «Mi sembra inverosimile e invito gli interessati ad autodenunciarsi. Che faremo? Prima dobbiamo capire chi sono. Sarà il segretario a decidere, ma credo che non basti sospendere il bonus o restituirlo. C'è da valutare la compatibilità di un comportamento del genere con il ruolo istituzionale». -- A. D. M.© RIPRODUZIONE RISERVATA