Bella Ciao, l'inno universale di ogni resistenza

RUEGLIOSecondo appuntamento di Bis&stile-L'an bizést a-fà ogni gest, rassegna dell'Estate ruegliese 2020, organizzata dal Comune di Rueglio e, in questo caso, in collaborazione con la Libreria Mondadori di Ivrea.Si tratta di "Bella ciao, origini e fortuna", incontro con il musicista e cantautore torinese Carlo Pestelli, questa sera, mercoledì 29, alle 21, al salone pluriuso comunale. Una serata dedicata alla fortuna di una canzone che è diventato un inno, una bandiera. E dall'Italia, a poco a poco, si è diffusa in tutto il mondo, diventando la musica universale di ogni resistenza. Pestelli, autore del libro "Bella ciao. La canzone della libertà", pubblicato nel 2016 da add editore, spiegherà come «non ci sia canzone al mondo capace, come questa, di scatenare un'euforia collettiva, ma allo stesso tempo non ci sia canzone in Italia altrettanto capace di dividere gli animi». Come ricordano le note della casa editrice: «Sempre, però, nelle manifestazioni pubbliche e in molte ricorrenze istituzionali, le note di Bella ciao sono una bandiera di libertà perché quelle parole che tutti sanno a memoria rilasciano un'energia speciale. Ma quando e in quali circostanze nasce questo canto così famoso? Dov'è che testo e melodia si sono intrecciati per dare vita alla canzone della libertà? Perché questo canto popolare si è diffuso in decine di versioni e traduzioni in tutto il mondo?». La storia di Bella ciao ha un percorso non privo di lati oscuri e se l'asse portante è l'appennino padano nel rovinoso epilogo dell'ultima guerra mondiale, echi della melodia circolavano già da molto prima: tra antiche ballate cantate nelle aie, motivi yiddish sfrigolati dai violini di migranti e canti delle mondine nostrane. L'approdo più noto è quello della Resistenza partigiana, ma la storia passa anche per le trincee della Prima guerra mondiale, la Parigi di Montand e la voce delle combattenti curde di Kobane. «Con questo viaggio - scrive Moni Ovadia nella prefazione - in una sola canzone, scopriamo le ragioni testuali, musicali e ritmiche di un successo planetario, universale». --FRANCO FARNÈ