Senza Titolo
JEREZ de la frontera (SPAGNA) Il terzo posto in Andalusia «vale quasi come una vittoria», ma Valentino Rossi non riesce a gioire del tutto per il podio ritrovato dopo 17 gare. Anzi, gli cresce dentro la convinzione di aver dovuto lottare, nelle ultime stagioni, non solo in pista contro gli avversari, ma anche fuori per vincere certe resistenze della Yamaha, restia a seguire le sue richieste, nonostante i 25 anni di motomondiale che ha alle spalle. Lui la spiega così: «Hanno Quartararo e Vinales che vanno forte. Così a me dicono "impara a guidare questa moto" ». Adattandosi a certe caratteristiche tecniche e dinamiche che non si confanno allo stile di guida del 9 volte iridato, nella percorrenza in curva. Mentre se viene messo nelle giuste condizioni può essere ancora competitivo, nonostante «il caldo infernale di oggi. La Yamaha deve credere in me e nelle indicazioni molto precise che do quando scendo dalla moto - dice Rossi - visto che sono un loro pilota e resterò l'anno prossimo. Con il team abbiamo dovuto lottare quattro giorni per ottenere quello che volevamo. Altrimenti avrei vissuto un altro fine settimana come quello scorso, così brutto che non poteva essere vero. Quella M1 non era la mia. Ora speriamo di aver imboccato la strada giusta. Sono ottimista, ma dobbiamo continuare a lavorare su questo setting».«Nel 2019 ho avuto sempre gli stessi problemi - ha aggiunto Rossi - Ho dovuto lottare per cambiare. A volte si va incontro a problemi inattesi per questioni politiche. Non mi trovo bene perché la moto in curva prende una posizione che non mi piace. Questa cosa è fatta per salvare la gomma, ma io andavo solo più piano e finivo comunque la gomma. Da venerdì mattina ho ritrovato buone sensazioni». --