Abusa della figlia, il pm chiede 11 anni
IVREAUndici anni per il padre che abusava sessualmente della figlia. È questa la richiesta di condanna per un uomo di 47 anni dell'Eporediese, avanzata dal pubblico ministero Chiara Molinari, al termine della lunga requisitoria tenutasi ieri davanti al tribunale di Ivrea. Un processo difficile, che parla di fatti terribili, dietro le porte chiuse dell'aula per salvaguardare la privacy di una ragazzina che nella vita ha già sofferto tanto, tradita dalle persone che più avrebbero dovuto proteggerla. Undici anni di condanna per violenza sessuale aggravata per lui, e una richiesta di pena di un anno e sei mesi per la madre, 46 anni, a processo con l'accusa di stalking. I primi episodi di abusi risalgono al 2014. Laura (nome di fantasia, rappresentata dall'avvocata Daniela Benedino), ha 14 anni ed è una giovane promessa dello sport. Uno sport che ama e che la proietta in una serie di gare in giro per il Piemonte e per l'Italia. È l'orgoglio dei suoi genitori. Sembra un quadretto familiare idilliaco. Il padre la segue nelle trasferte, le fa un po' da manager e poi da massaggiatore. È qui che il quadretto si infrange, durante i massaggi. Quei massaggi che man mano che il corpo della figlia cresce diventano sempre più particolari, fastidiosi. Negli anni Laura arriva ad avere paura di essere toccata dal papà. Cerca conforto dalla madre che minimizza, che giustifica, che non sa aiutarla. Poi, come tutte le adolescenti, anche Laura conosce dei ragazzi; sono compagni della società sportiva. Loro, invece, la aiutano a capire cosa sono quelle "eccessive" attenzioni paterne e così lei trova la forza per denunciare. Ha quasi 18 anni quando si presenta per la prima volta dai carabinieri per raccontare cosa sta subendo. Deve essere allontanata dalla famiglia. Per farlo viene inscenata una scomparsa. Laura così trova rifugio, prima in una comunità, poi in un'altra famiglia, e piano piano ricomincia a vivere. I genitori denunciano la scomparsa della figlia, la fanno passare per la fuga di un'adolescente ribelle, invece è tutt'altro. Ma le difficoltà per la ragazza non sono terminate. Dopo l'allontanamento è la madre che la cerca. Secondo le accuse vorrebbe che la ragazza tornasse a casa, perché lei e il padre sono "pronti a perdonarla", a dimenticare tutto. Le manda numerosi messaggi, anche attraverso altre persone, sempre perché cambi idea. Ma Laura è forte, una forza che ha dimostrato durante le indagini, in un incidente probatorio durato cinque ore. E anche ieri, durante un'udienza di quattro ore, dove è stata nuovamente interrogata. La forza per ottenere giustizia e lasciarsi alle spalle un incubo. Dopo la requisitoria, il presidente Elena Stoppini ha rinviato il processo all'8 ottobre per l'arringa difensiva, la discussione della parte civile e la sentenza. --Valerio Grosso