Oltre un'ora e mezza di coda sulla strada A Montalto scoppia il caso ufficio postale
Simona BombonatoMONTALTO DORAAndare in Posta e aspettare il proprio turno per un'ora e 37 minuti, orologio alla mano. Sulla strada. I più fortunati riescono a guadagnare le sedute sistemate davanti alla filiale, in via Mazzini, gli altri restano in piedi. Pazienza esaurita, a Montalto, per le condizioni in cui versano il servizio e la sede di Poste italiane. L'hanno a quanto pare finita gli utenti, che infatti hanno scritto in massa al Comune, e l'ha finita pure il sindaco Renzo Galletto. Che già sei anni fa aveva tentato di risolvere i disservizi, interloquendo con Poste che si era dimostrata collaborativa solo fino a un certo punto e poi basta. Ora, però, quegli stessi problemi se li ritrova acuiti dalle misure scattate con il lockdown tra distanziamenti (che per un piccolo ufficio significa far aspettare la gente fuori), meno giorni di apertura (tre al posto dei regolamentari cinque più mezza giornata il sabato che dovrebbero scattare solo da oggi, lunedì) e poco, pochissimo personale. «Abbiamo una persona sola - precisa subito Galletto - una e mezza quando va bene. Un addetto a fare sportello e a gestire le operazioni finanziarie. Rendiamoci conto. In passato ne abbiamo avuti anche tre di addetti, e le cose da questo punto di vista andavano meglio. Adesso i tempi di attesa sono inaccettabili e poco fa purtroppo la buona volontà dell'unico dipendente presente. È l'organizzazione a non andare bene, più una serie di problemi legati a una sede troppo piccola, dove viene a mancare la privacy delle operazioni». Che Poste a Montalto necessitasse di una location più consona già lo diceva sei anni fa sempre Galletto. Che anzi, le aveva proposto di spostarsi da via Mazzini a locali più spaziosi in municipio. «Ovviamente noi avremmo fatto la nostra parte, al netto dei costi del trasloco che di certo non spettavano a noi. In principio Poste sembrava disponile a parlarne, poi più nulla». Il tempo è passato, i problemi sono rimasti. Poi è arrivato il Covid con tutte le conseguenze ben note sulla riduzione del servizio al pubblico. La regola generale è: entrano tante persone quanti sono gli sportelli aperti. Cosa che a Montalto significa entrare uno alla volta e mettere in preventivo che ci vorrà mezza giornata per pagare un bollettino. Ecco perché Renzo Galletto ha scritto una lettera di fuoco alla direzione di Torino per un incontro urgente a fronte di tre richieste concrete: una nuova sede che garantisca la privacy, più personale, una nuova stazione mobile di servizi automatici dove i costi di plateatico e dell'allacciamento alla rete elettrica potrebbero essere assunti dal Comune. «Ripeto, i disservizi non derivano dal Covid, come dimostra la mia lettera a Poste del 5 febbraio. Montalto ha utenti anche da Ivrea e Borgofranco, il fatto che conti 3.500 abitanti dice poco della sua centralità, di fascia medio alta, nell'erogazione di servizi a forte impatto economico. Quindi non voglio sentire scuse legate all'applicazione di rigidi parametri statistici, ogni realtà è un caso a sé. E dico ancora: se Unicredit, quando chiudeva tante filiali sul territorio, aveva deciso di mantenere quella di Montalto, una ragione ci sarà. Giusto?». -