La Coppa Italia riporta il calcio dopo il lockdown

Antonio BarillàNovantacinque giorni dopo, il filo si riallaccia. Il pallone torna a scivolare sul campo e restituisce emozioni a chi lo ama. Ci eravamo lasciati con un recupero di campionato, Sassuolo-Brescia 3-0, con la scritta "andrà tutto bene, #restate a casa" esibita da Caputo, e ricominciamo da Juventus-Milan, semifinale di ritorno di Coppa Italia, primo atto di una ripresa che, per fortuna, si incastona dentro un più ampio recupero di normalità.Partita mai banale, nemmeno se amichevole, figurarsi oggi che mette in palio la sfida destinata ad assegnare il primo trofeo della stagione. Emozioni forti, da vivere attraverso uno schermo, perché gli stadi restano sbarrati, attese non solo da chi ha vene biancorossonere: mancavano a tutti, non è bastato rubacchiarle a Paesi ostinati - Nicaragua, Bielorussia - né scoprire che persino Formuladeildn delle Far Oer ha un suo fascino né innamorarci della Bundesliga, e adesso, finalmente, possiamo tuffarci. Calcio vero, un week end intensissimo, perché domani si giocherà Napoli-Inter, da cui uscirà la seconda protagonista della finale programmata il 17 giugno. Ed è il sale dell'attesa, la bellezza del bar sport - anche nella sua versione social - dopo mesi di lockdown, beghe di palazzo, scontri e veleni, protocolli rivisti e idee cambiate: si torna a parlare di formazioni, di ambizioni e di tattiche, tutti Sarri e tutti Pioli, pazienza se la graticola è a pochi centimetri dal sogno. Non ci saranno Higuain e Ibrahimovic, ma sfileranno grandi campioni, Ronaldo su tutti, e già sarà emozione dopo tre mesi pieni di fermo immagini domestiche da quarantena, di sudate individuali e primi, timidi allenamenti di gruppo. La nostalgia dei dribbling e dei gol appena attenuata da indigestioni di partite di ieri.Poche ore e ci saremo. Vedremo i voli di Buffon e Donnarumma, i guizzi fantasiosi di Dybala, valuteremo l'idea di Rebic centravanti, confronteremo la statuarietà di De Ligt e Romagnoli, assisteremo al lancio di Bentancur regista e al rilancio di Paquetà sulla fascia. E urleremo, sbraiteremo, esulteremo, imprecheremo. Calcio vero con buona pace per la politica sportiva e per il mercato che frulla, nel web, cronache fedeli e sogni in libertà. Eppure, calcio diverso. Perché il sipario che si rialza dopo l'emergenza presenta regole nuove - niente supplementari, in caso di parità subito rigori, via alle cinque sostituzioni - e perché saranno applicate per la prima volte le misure del coronavirus: ingresso e uscite dal campo separate, abbracci vietati, delegazioni ridotte al minimo. Il Milan raggiungerà Torino con due pullman, l'Inter non pernotterà a Napoli. Curiosità, come per lo stato di forma delle squadre: tre mesi di inattività sono una novità assoluta, la condizione è indecifrabile e la ripartenza un'incognita. Per questo scolora il leggero vantaggio dei bianconeri dettato dal risultato dell'andata -pareggio per 1-1: gol di Rebic, rigore di Ronaldo al 91', - e dalle assenze di Ibra, Castillejo ed Hernandez, squalificati, a cui si aggiunge Mustacchio. Anche la Juve, per altro, oltre che rinunciare a Higuain, dovrà valutare, in attesa delle convocazioni di oggi, le condizioni di Chiellini e Ramsey. E la conta degli infortunati, alla vigilia, è in fondo un ritorno alla normalità. --© RIPRODUZIONE RISERVATA