Movida sregolata, sindaci spalle al muro

romaIl ritorno della movida, qualche volta violenta, sempre chiassosa e indifferente al distanziamento, toglie il sonno ai sindaci delle grandi città. Ne hanno parlato ieri in videoconferenza con la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, e il capo della polizia, Franco Gabrielli. E se i sindaci avevano chiesto un aiuto in termini di pattuglie, la questione è caduta con eleganza: «Più che un problema di polizia, è questione di educazione. Voi sindaci dovreste fare opera di "moral suasion", magari attraverso scuole e associazioni, con i giovani». La ministra e il capo della polizia non ci stanno a «militarizzare» le notti del divertimento. E temono, più di tutto, un effetto boomerang, con l'innescarsi di ulteriori tensioni. Alla fine, però, i 14 sindaci delle aree metropolitane e la ministra hanno raggiunto un accordo di massima: i Comuni saranno aiutati ad assumere più vigili, a pagare loro gli straordinari notturni, e la polizia locale potrà operare in maniera più integrata con le polizie statali accedendo alle banche-dati. È in arrivo anche un Pacchetto sicurezza urbana (a cui lavoreranno congiuntamente) per affrontare meglio i reati della microcriminalità urbana che ha rialzato la testa dopo i mesi del lockdown. Una decisione su tutte, però, è piaciuta ai sindaci: queste videoconferenze si terranno spesso, al punto da immaginare un Gruppo di lavoro permanente. Specie i sindaci del Sud avvertono la tensione sociale crescente. I fondi di emergenza che erano stati stanziati a marzo sono esauriti. E sotto i municipi c'è una protesta continua. La movida è un problema nel problema. Il nodo, segnalato da tutti, è che la polizia locale è in grande affanno. «Noi - ha detto Marco Bucci (Genova) - potremo almeno stabilizzare i 200 vigili che erano stati presi temporaneamente per il Ponte. Ma non è giusto chiedergli di lavorare la notte e poi non potergli pagare gli straordinari». Beppe Sala (Milano) è stato drastico: «Non abbiamo quasi pattuglie di vigili da muovere di notte». Quanto a Virginia Raggi (Roma), ancora arrabbiata per gli effetti della manifestazione dei neofascisti di sabato scorso, ha tirato fuori i suoi conteggi: «Peraltro Milano dispone di 16 vigili ogni km quadrato; noi soltanto di 4 per km quadrato». Di qui la necessità di sbloccare almeno le norme sul turn-over e sui vincoli finanziari. Proteste sociali di giorno, movida fuori controllo di notte. E i sindaci nel mezzo con i loro poveri bilanci dissestati per colpa del Covid-19. E poi la beffa di decisioni che vengono prese dalla Commissione Europea, dal governo centrale o perfino dai governatori regionali, ma poi sono loro quelli chiamati a risponderne sulla strada. «I sindaci - si è sfogato Antonio Decaro, primo cittadino di Bari e presidente Anci - non possono gestire gli effetti derivanti da decisioni assunte in posti molto lontani dal territorio. Questa storia che il governo prima, le Regioni ora o perfino un istituto come quello superiore di sanità, dispongano e a noi tocchi ottemperare non la tolleriamo più». Sulla stessa linea è Leoluca Orlando (Palermo): «Dobbiamo poter tornare ad esercitare il nostro potere di ordinanza sulla base di criteri minimi di sicurezza. Che devono essere indicati soltanto dal governo nazionale e non possono essere rimessi all'arbitrio dei singoli presidenti di Regione». Ragionamento su cui si è tuffato anche Luigi De Magistris (Napoli), in aspra contesa con il governatore De Luca. --Fra. gri. © RIPRODUZIONE RISERVATA