Gestione dei canili in crisi «Servono soldi e volontari»

CALUSO Luciano Sardino, presidente della sezione di Ivrea della Lega nazionale per la difesa del cane, investito da una polemica interna in merito alla gestione dei canili di Caluso e di Rivarolo, si sta impegnando per la salvaguardia delle due strutture, minacciate da una serie di problemi che rischiano seriamente di pregiudicarne il futuro. Problemi che sono ovviamente di natura economica. In sintesi: o si aumentano le entrate, con un leggero ritocco della quota per abitante (oggi è 1,50 euro) versata dai 99 Comuni convenzionati con i due canili, e con il recupero delle quote non versate, oppure si riducono le spese, in primis quelle del personale. Ma serve anche un'efficiente rete di volontari. «Altro che polemiche sulla presentazione dei bilanci, che ammetto di aver presentato sempre in ritardo - osserva Sardino -. Qui occorre rimboccarsi le maniche per non disperdere un lavoro che ho portato avanti per 25 anni, senza mai guadagnarci, come qualcuno invece pensa. Da presidente io non percepisco uno stipendio, ma solo rimborsi spesa per il gasolio e per i pasti. Mi mantengo grazie alla liquidazione ed a beni della mia famiglia. Il canile invece l'avevo costruito realizzando il mio sogno grazie a donazioni di privati. L'ultima, nel 2016, ci aveva permesso di aumentare il numero degli addetti, saliti complessivamente a nove (due sono a Rivarolo) e di acquistare un nuovo mezzo per il recupero dei cani, di realizzare oltre 18.000 mq di sgambamenti per i cani, di rifare i 2.000 mq di coperture e di abbattere il monte Tfr di alcuni dipendenti al fine di dare maggiore solidità economica all'associazione». Mentre la Procura ha aperto un fascicolo d'inchiesta per il momento senza indagati, dopo l'esposto presentato dal gruppo di tre volontari riuniti nell'associazione Quelli del canile di Caluso, Sardino si confessa e mette sotto i riflettori il canile. «Sono 25 anni che mi occupo del recupero dei cani randagi e che mi prendo cura ci loro - spiega -. Nessuno ha mai provato a immaginare quanto impegno, dedizione ed energie ho impiegato per far crescere, ammodernare e gestire un canile che svolge un servizio per circa 100 Comuni (in passato anche 108) e mai prima d'ora mi era capitato di affrontare situazioni così esasperate da volontari con cui pensavo di condividere un obiettivo fondamentale: accudire e trovare una famiglia ai cani abbandonati del nostro territorio. Invece si è fatto di tutto per screditarmi e sfiduciarmi, anche raccogliendo firme con modalità ingannevoli, avendo accertato in seguito che moltissime persone hanno firmato convinte di firmare per altro motivo e non per la revoca della fiducia al sottoscritto. Mi sono state attribuite colpe che assolutamente non ho e, cosa ancor più grave, mettendo in dubbio l'onestà delle mia gestione economica. Quando, magari, sarebbe bastato sedersi tranquillamente intorno a un tavolo per risolvere le controversie (che purtroppo non mancano mai). Senza sprecare energie. E senza rischiare di minare l'equilibrio di un canile che funzionava e funziona bene». --Lydia Massia