Donna solare e artista Inge, da Berlino a Ivrea
SAMONE L'amore l'aveva portata da Berlino a Ivrea, dove aveva lavorato all'ufficio acquisti dell'Olivetti, insieme all'ex marito. Un amore, poi trasformato in altruismo, dedizione al prossimo e passione per l'arte che le ha restituito affetti e stima in tutto il Canavese. È grande il dolore per la morte di Inge Krakamp, 74 anni, di Samone, scomparsa il 28 aprile all'ospedale di Ivrea, ennesima vittima del Covid-19, a cui si è arresa dopo un mese di sofferenze. Dopo aver vissuto per molti anni a Scarmagno, in seguito alla separazione dal marito, si era trasferita a Samone con il nuovo compagno, che aveva perso qualche anno fa. Rimasta sola avrebbe potuto tornare a Berlino, dove vivono le sue due sorelle, ma era così fitta la sua rete di relazioni, così ampi i suoi interessi nel campo del sociale e dell'arte che il Canavese era diventata la sua terra d'adozione. Dopo la cremazione, il 7 maggio, le sue ceneri sono poi state portate a Berlino dai parenti. Per l'ultimo saluto c'era anche l'amica del cuore Lucia Caradonna. Le sue parole riflettono l'affetto che legava le due donne: «È mancato il mio angelo e il dolore di non aver potuto assisterla e nemmeno parlarle quando era in ospedale, resta una ferita dolorosa».«Abbi cura di te, è stato l'ultimo messaggio che mi aveva mandato a marzo, dopo il primo caso di Covid a Banchette - prosegue Caradonna -. Inge era una donna straordinaria: la bellezza del fisico si rifletteva nell'anima. Era solare, generosa, ricca di interessi e di amicizie. Insieme ci recavamo sovente a Inverso nella Casa dei volontari della sofferenza per aiutare le persone ricoverate. Inge era anche una brava ceramista. So che aveva partecipato ad alcune mostre a Torino e che teneva corsi al Circolo di Banchette». La ricorda anche il sindaco di Samone Lorenzo Poletto: «Abitava qui da molti anni in una bella casa. Si è ammalata agli inizi di marzo. Ma non a causa del Covid: aveva una broncopolmonite ed era stata portata all'ospedale di Cuorgnè. Da qui era poi stata portata a Ivrea». --Lydia Massia