«Cerco i lati positivi come il silenzio ristoratore e il canto degli uccelli»
IVREA Aveva in programma un ciclo di conferenze e visite guidate, la professoressa Adele Ventosi Tapparo, presidente del Gruppo archeologico canavesano (Gac) ed esperta di storia locale, il cui inizio era previsto all'indomani della fine del Carnevale, ma le misure restrittive del decreto ministeriale volto a fronteggiare l'emergenza da Coronavirus ha fatto saltare tutto. Con grande dispiacere suo, ma, soprattutto, dei tanti che ogni sua iniziativa richiama e che vedono in lei, per competenza e facilità di interazione con tutti, derivatele dagli oltre 40 anni insegnamento nelle scuole eporediesi, la migliore comunicatrice culturale sul territorio, in grado di appassionare, coinvolgere e informare chiunque su qualsiasi soggetto affronti. L'obbligo di rimanere a casa, per lei, è certamente pesante, abituata com'era a muoversi, spesso accompagnata dalla figlia Francesca o da qualche amico fidato, ovunque ci fosse un dipinto, un monumento, un rudere, un edificio storico, ma anche solo un bel paesaggio, da vedere, studiare, comparare o raccontare. Un limite mitigato, nel suo caso, dal vivere in una bellissima casa antica, aperta su uno dei rari giardini segreti privati nel pieno centro della città. Come sta vivendo questo periodo? «Con preoccupazione e tristezza, pensando alle tante, troppe vittime». Cosa è cambiato nella sua quotidianità?«Molto, ma sto cercando i lati positivi: non so più in che giorno vivo, ma, al mattino, non devo alzarmi in fretta e riesco a sentire in lontananza il fluire della Dora Baltea, lo zampillo della fontana dei giardini pubblici e il cinguettio di uccellini, merli, gazze, colombi e passeri che popolano il mio giardino. Un silenzio ristoratore che, però, in questi ultimi giorni, è disturbato da troppe automobili in transito. Perché la gente non se ne sta a casa, come tutti siamo tenuti a fare? Altro lato positivo è non dover guardare sempre l'orologio, anzi, non indossarlo proprio e capire l'ora guardando il sole o ascoltando le campane». Come mantiene i contatti con le persone, sia familiari e amici, sia i soci del Gac? Ha appuntamenti fissi sul web, con video o altro? «Non amo molto il web perché non so usarlo bene. Giorni fa, ad esempio, ho cercato di collegarmi con una conferenza, ma non ci sono riuscita. Preferisco, dunque, parlare al telefono con gli amici e i familiari. Alcuni soci Gac, poi, li sento spesso al telefono, altri tramite email o whatsapp». Come sfruttare al meglio questo obbligo di rimanere a casa e questa sospensione delle attività esterne: cosa fa lei e quali consigli su come impiegare il tempo? «Leggere, osservare, ascoltare e scrivere. Se si ha un pezzo di terra, anche stare all'aperta a togliere erba, che è sempre troppa. E ancora: riordinare libri, appunti e fogli sparsi. Ed evitare di rimettere in ordine le fotografie per non deprimersi a vedersi giovane e magra, senza capelli bianchi, con amici molti dei quali ormai defunti».Quale sarà l'eredità di questa esperienza? «Spero che questa esperienza serva a ripensare e a rimodulare l'economia mondiale, a non delocalizzare troppo, creando così opportunità di lavoro per i giovani, a non vedere il profitto come unico scopo della vita, a rendere le borse più trasparenti, a smettere di guadagnare vendendo armi e a salvaguardare la sanità e la vita umana, soprattutto e innanzitutto». Sta lavorando a casa per qualche progetto futuro, e quale sarà il primo che cercherà di attuare, appena si tornerà a una vita normale? «Sto lavorando a future conferenze, sia nell'ambito del Gac, sia per l'Uni3, per i corsi del prossimo anno. Trascorro del tempo anche nell'approfondire la conoscenza dei miei avi e della casa in cui vivo che ha una storia interessante e antica. Appena si tornerà alla normalità vorrei portare il mio cane a correre in spazi aperti e poi andare a meditare in riva al mare, cosa che mi piace tanto e mi rasserena. Oltre, ovviamente, a qualche uscita sul territorio e a visite ai musei con i soci Gac». --Franco Farnè