La task force promuove metà delle attività

Giuseppe Salvaggiulo Contrasti e incomprensioni con i ministeri sono tutt'altro che sopiti, le chiacchiere politiche non giovano e a Palazzo Chigi tira aria di confusione ma almeno il lavoro della task force per la ripartenza guidata dal manager Vittorio Colao è entrato nel vivo. I 17 esperti si sono divisi i compiti per aree di competenza, ma ormai vivono in permanente videoconferenza, dai quattro capi del pianeta, sulla piattaforma della presidenza del Consiglio.Il primo documento all'esame della task force è un foglio excel denominato "Covid-19: tabella delle classi di rischio dei lavoratori". È una griglia per valutare la pericolosità delle attività economiche sulla base di due parametri: aggregazione sociale e rischio integrato. Si stimano la possibilità di mantenere il distanziamento fisico tra lavoratori e quella di venire a contatto con fonti di contagio. Ciascuno dei parametri è misurato con diverse gradazioni cromatiche. Il livello di aggregazione sociale varia da 1 (verde, rischio basso) a 4 (rosso, alto). In mezzo il valore 2 è bianco e il 3 giallo. Il rischio integrato varia da basso (verde) a alto (rosso). In mezzo il rischio medio-basso (bianco) e medio-alto (giallo).Le imprese sono divise secondo i codici Ateco (Attività economica), combinazioni alfanumeriche in cui le lettere individuano il macro-settore mentre i numeri (da due fino a sei cifre) definiscono «divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie». Analogamente per tutti i settori, con 787 articolazioni. E anche nelle stesse categorie ci sono attività con profili di rischio diversi. I codici Ateco sono stati usati dall'inizio dell'emergenza per definire divieti e deroghe. Per l'Istat, le imprese formalmente bloccate sono 2,1 milioni (poco meno del 48%), con 7,1 milioni addetti (di cui 4,8 milioni dipendenti).Quello che emerge dal documento sul tavolo della task force è che 49 attività economiche su 97 ottengono due valutazioni "verdi" di rischio basso, viatico per una rapida riapertura (quando non si tratta di attività mai sospese). Dunque, secondo questa classificazione, possono ripartire silvicoltura, cave e miniere, edilizia, servizi immobiliari, pubblicità. Quanto al manifatturiero, luce verde per industria del tabacco, tessile, confezioni di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle, chimica, plastica, gomma, metallurgia, autoveicoli, legno e mobili.Più sfumata, ma possibilista, la valutazione sul commercio. Il rischio sul distanziamento sociale è valutato 2 su 4; quello sulla possibilità di contagio varia da basso per autoveicoli e centri all'ingrosso a medio-basso per gli altri negozi al dettaglio. Ma diventa alto per i centri commerciali.Luce rossa per trasporto aereo, navi da crociera, sale scommesse e casinò (un parametro rosso, l'altro giallo). In mezzo al guado altre attività che hanno parametri divergenti, ovvero uno a rischio medio-basso e l'altro a rischio medio-alto. Attività di alloggio e ristorazione, spettacoli e manifestazioni sportive, agenzie viaggi e servizi di vigilanza, amministrazioni pubbliche e istruzione, biblioteche e musei. Rischio medio-basso sul distanziamento fisico e medio-alto sul contagio potenziale per attività domestiche e servizi alla persone come lavanderie, parrucchieri, palestre.Il documento è solo un primo passo per stabilire criteri di riapertura. Da capire se ci saranno differenziazione territoriali. Anche l'uso dei codici Ateco è controverso. Fissati nel 2008, sono «anacronistici» per il neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. La proposta «Ricostruire oltre l'emergenza», firmata da economisti e imprenditori tra cui Giovanni Tria, Stefano Parisi e Florindo Rubbettino, suggerisce di privilegiare la distinzione per «filiere industriali». --© RIPRODUZIONE RISERVATA