«Mi manca il mio studio ma finalmente riesco a sistemare l'archivio»
IVREA Migliaia di impegni, amici, allievi, clienti, una vita professionale tanto intensa, quanto movimentata e appassionante: per Franco Marino, 72 anni, grande maestro della fotografia eporediese, per il quale ovviamente non occorrono presentazioni, le limitazioni imposte dal decreto ministeriale ai ritmi e alla libertà di tutti hanno avuto un effetto spiazzante con il quale non è stato semplice mettersi in equilibrio. Il suo atteggiamento positivo nei confronti della vita, comunque, non ci ha messo molto a prevalere. Come sta vivendo questo periodo?«Sicuramente con un po' di preoccupazione, ma senza angoscia, con pazienza, cercando di attenermi alle raccomandazioni dei nostri governanti. Non essendo abituato a stare a casa cerco di impiegare il tempo in attività utili e anche piacevoli, godendomi finalmente un poco la mia realtà domestica, la casa e il giardino». Cosa è cambiato nella sua quotidianità? «La mia giornata trascorreva allo studio, in piazza di Città, dove ero solito recarmi sin dal mattino presto, mentre ora mi limito a un rapido passaggio giornaliero per provvedere alle necessità del mio gattone Diego che non può essere portato a casa per incompatibilità con Ulisse, il setter irlandese: sono entrambi anziani e per nulla disposti ai cambiamenti. Mi manca tanto, certamente, il contatto con il pubblico, con il variegato mondo dei miei clienti ruotante attorno alla mia multiforme attività fotografica clientela, peraltro iniziata, praticamente, quando ero ragazzino, ma devo ammettere che lo stare in famiglia non è poi così male e ha degli inaspettati lati positivi, di indubbia gratificazione».Come mantiene i contatti con le persone, sia familiari e amici, sia i suoi allievi dei corsi: ha appuntamenti fissi sul web? Posta video, fotografie? «I contatti con i miei familiari si traducono in regolari appuntamenti fissi giornalieri: abbiamo una chat che unisce tutti i fratelli, attraverso la quale abbiamo modo di comunicare più volte al giorno e secondo la necessità estemporanea di ciascuno di noi. Ogni giorno sento anche mia figlia Daiana che vive e lavora a Parigi, per avere notizie sue, del marito Egidio e della piccola Sibilla, la mia amatissima nipotina, che riesco a vedere almeno in videochiamata. La tecnologia è di grandissimo aiuto per affrontare momenti come questo, così difficili. Anche con i miei corsisti e con i tanti amici siamo soliti sentirci e vederci su chat e social». Come sfruttare al meglio questo obbligo di rimanere a casa e questa sospensione delle attività esterne: cosa fa lei e consigli per gli altri su come impiegare il tempo? «Approfitto di questa pausa forzata in casa per occuparmi del mio archivio, tentando di mettere ordine tra le migliaia di immagini e documenti e questo mi impedisce di annoiarmi, oltre ad essere un lavoro molto utile per me e anche a favore dei miei clienti che spesso formulano richieste ben precise riferite alle immagini e ai servizi del passato. Un consiglio che mi sento di dare agli altri è quello di cogliere questa occasione per tentare un po' di attività fisica, di quella possibile in una abitazione, oltre a cercar di non farsi prendere dallo sconforto generato dalle continue brutte notizie». Quale l'eredità di questa esperienza?«Credo sia quella di averci fatto comprendere quali siano le vere priorità ovvero la salute e il benessere dei nostri cari, che non si deve pensare solo ai profitti e che occorre migliorare le relazioni sociali e cercare di aiutare chi è in difficoltà, seguendo l'esempio che ci hanno dato e continuano a darci medici, infermieri e volontari». Sta lavorando, a casa, a qualche progetto futuro e quale sarà il primo che cercherà di attuare, appena si tornerà a una vita normale? «Oltre a occuparmi dell'archivio, impegno che continuerò fino a quando sarà completato, tutte le sere pubblico su Facebook, sia sulla mia pagina personale che sulle altre dei vari gruppi eporediesi, quella che ho definito "un'immagine al giorno", una veduta quotidiana della nostra bella città, per coltivare l'amore che appena possibile, tutti torneremo a dimostrarle». --Franco Farnè