Barbero, 60 anni di calcio Il top con Pro Vercelli e Ivrea

IVREADa più di 60 anni nel mondo del calcio, prima come giocatore, poi come allenatore ed infine come direttore sportivo. Per 45 campionati ha avuto un ruolo attivo. Enzo Barbero, 77 anni di Ivrea, ex commerciante, è sposato con Anita Mattea e padre di Roberta e Raffaella. La sua è una famiglia di sportivi, visto che il fratello Roberto è stato capitano prima all'Aosta e poi alla Pro Vercelli, mentre tre nipoti, Lorenzo, Giacomo ed Edoardo giocano a calcio e una quarta, Martina, a basket. Uno dei pochissimi sportivi canavesani ad aver militato per così tanto tempo nello sport. Barbero viene tesserato per la prima volta all'età di 15 anni tra le fila dell'Ivrea, prima di proseguita con le casacche di Montaltese, Palazzo, Viverone e Tonenghese, militando sempre in Terza categoria. Il punto più alto la vittoria del campionato con la Tonenghese e successivo passaggio in Seconda categoria. Con quest'ultima società è stato giocatore-allenatore, prima di essere l'allenatore al Bollengo e poi della Strambinese. Terminata anche questa parentesi, ha rivestito un terzo ruolo, quello di direttore sportivo di Ivrea, Pro Vercelli, ancora Ivrea, prima di Rivarolese, Casale, Saint- Christophe, Santhià e Bellinzago, club, quest'ultimo, lasciato nel 2015 per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. In qualità di direttore sportivo, molte le soddisfazioni: venticinque anni senza mai disputare playout ed ottenendo importanti traguardi, come nel 1993/1994 quando, con la Pro Vercelli, vinse il campionato di serie D e nella stessa stagione il titolo italiano. La sua carriera sportiva da direttore sportivo l'ha trascorsa soprattutto tra l'Eccellenza e l'ex serie C2, nel frattempo diventata Lega Pro, mentre ora Enzo Barbero passa il suo tempo libero andando a vedere partite in qualità di amante del calcio. In tempo di Coronavirus, come riesce ad alimentare questa grande passione? «Faccio ogni giorno la mia passeggiatina quotidiana, nel pieno rispetto delle regole imposte giustamente dal Governo e quando sono a casa accendo la tv e guardo partite anche del passato, le emozioni non mancano mai».Qual è stata la sua annata più importante? «Ogni anno è stato importante, ma se proprio devo citarne una, direi l'annata 1993-1994 quando, alla Pro Vercelli e con Sergio Calligaris in panchina, abbiamo prima vinto il campionato e poi ottenuto con merito il titolo italiano battendo 1-0 il Giulianova a 7' dalla fine con gol di Artico. Una vittoria davanti a tremila persone, è stata una stagione memorabile. Altra gioia ai tempi dell'Ivrea, stagione 2002/2003, con il passaggio dopo ben trent'anni in serie C2 degli arancioni con allenatori Salvatore Jacolino e Gianluca Gaudenzi: un successo molto significativo, tant'è che anche la scalinata che porta all'ingresso del Pistoni era completamente affollata di gente». Quali sono stati i presidenti che ricorda con piacere e che cosa le hanno dato?«Sono tre in particolare: Giuseppe Alberto ai tempi del Bollengo, il quale oltre al risultato sportivo guardava molto anche a quello finanziario, cercando di mantenere la squadra sempre su buoni livelli. Gianfranco Piacentino alla Strambinese, la cui passione per questo gioco era davvero notevole, oltre a Massimo Manavello ai tempi della Rivarolese». È stato di recente anche osservatore della Sampdoria, quali sono stati i giocatori che nel corso della sua carriera ha scovato? «Grazie alla volontà di Carlo Osti, direttore sportivo della Samp, lo scorso anno ho avuto il piacere e l'onore di fare l'osservatore dei blucerchiati, mentre per quanto riguarda i giocatori che ho conosciuto e che sono diventati poi famosi ci sono l'attaccante Andrea Fabbrini, Luca Mordenti, i fratelli Comotto, Gianluca e Marco, Fabio Barison e Stefano Azzalin, grazie anche al grande lavoro di Gerry Bello, responsabile scuola calcio dell'Ivrea ed osservatore del Torino». --Loris Ponsetto