La piccola Giannalisa e la sua vita al castello di Ivrea
IVREA È un libro che ha conosciuto una fortuna immensa Il piccolo alpino di Salvator Gotta, pubblicato per la prima volta nel 1926. In un'Italia dov'era ancora vivo e dolente il ricordo della Grande guerra, le disavventure del piccolo Giacomino che, rimasto senza famiglia viene adottato dagli Alpini e con loro combatte nelle trincee del Carso, ebbero subito un grande successo tanto che il piccolo Alpino diventò un simbolo nazionale: un racconto d'altri tempi che, attraverso il fedele ritratto di un periodo così drammatico della storia italiana, celebra l'amore per la Patria, l'abnegazione, lo spirito di solidarietà e di sacrificio.Un simile successo indusse l'editore, negli anni '50, a richiedere all'autore canavesano di dedicarsi a un'altra opera letteraria dedicata ai ragazzi e, nel 1953, per i tipi di Mursia, uscì Una bimba alla ventura (tuttora nel catalogo della casa editrice, come Il piccolo alpino, e ancora più facilmente reperibile o prenotabile alla Libreria Garda sui cui scaffali sono ancora presenti diversi libri del Gotta che fu un amico di famiglia). La trama alquanto articolata prende avvio dal bombardamento di Milano del 1943 che cambierà la vita della piccola Giannalisa, la quale, unica superstite della sua famiglia, da quel tragico giorno sopravviverà grazie all'aiuto e alla generosità di molti amici che incontrerà sulla sua strada. «Debbo questo libro alle gentili insistenze della Casa editrice che mi fece rilevare l'assoluta carenza, in Italia, di romanzi per bambine o ragazzine dai nove ai tredici anni e mi convinse della necessità di scrivere per il piccolo mondo femminile un libro che, in certo qual modo, corrispondesse al Piccolo alpino, dedicato soprattutto ai fanciulli - scrisse Gotta nella presentazione -. Le intenzioni che mi mossero a scrivere l'uno e l'altro romanzo sono le stesse. Divertire, dilettare i piccoli lettori e le piccole lettrici con un racconto vario, di avventure molteplici, rapide, possibili, credibili, evitando le assurde stilizzazioni».Un libro per fanciulli, ma che oggi potrebbe piacere soprattutto agli adulti, per le descrizioni dedicate a Ivrea, dove, in parte si svolge la vicenda di Giannalisa, adottata da una guardia carceraria che dal carcere di San Vittore viene trasferita a quello nel castello di Ivrea. La piccola protagonista si trova a vivere, infatti, per alcuni anni, all'interno del castello, dove erano anche gli alloggiamenti delle guardie, e a contatto con le detenute e frequenterà le scuole dalle suore dell'Immacolata che avevano, lì vicino, i propri edifici. Uno spaccato di vita eporediese da gustarsi come una piacevolezza curiosa rivelante anche un'ulteriore sfaccettatura della multiforme attività letteraria del Gotta. --F.F.