Maschere da sub riadattate per respirare Cinque aziende del Canavese in campo
Simona Bombonato / ivreaCome in un'economia di guerra, anche il Canavese ha aziende del territorio in prima linea contro il nemico. Un nemico invisibile che toglie aria. Cinque, oltre la Emmevi di Cuceglio che si è riconvertita per fare mascherine, le ditte che stanno producendo le munizioni utili a vincere questa guerra, ovvero parti per trasformare le maschere da sub in maschere per la terapia intensiva che consentono ai pazienti con il Covid-19 di respirare. Maschere e caschi che scarseggiano perché negli ospedali i malati sono troppi ormai da settimane. Dalla PhoenixPcb di Ivrea alla Dex Assemblaggi di Carema, la Ufs di Sparone, Ergotech di Settimo Vittone, Model Project di Scarmagno. «Molti imprenditori che non hanno potuto dare un sostegno - spiegano da Confindustria Ivrea Canavese - hanno scelto di fare importanti donazioni di denaro e materiale all'Asl/To4», oppure di «offrire forti sconti ad altre imprese nella fornitura di servizi che permettano di lavorare da casa, oppure di sistemi per la misurazione della temperatura e servizi per la sanificazione dei locali». In tutti i casi «si tratta di dimostrazioni di impegno e solidarietà, essenziali per superare il prima possibile questa terribile emergenza sanitaria».Si parte da Ergotech di Settimo Vittone, azienda specializzata nella costruzione di stampi e nello stampaggio di articoli tecnici in materiale termoplastico nel settore automotive e, nel passato, anche per il settore medicale. Quando ha saputo della possibilità di trasformare le maschere di Decathlon, Ergotech ne ha acquistate 150 e, grazie alla collaborazione di alcune aziende piemontesi, le ha modificate per collegarle ai respiratori. Una decina di questi prodotti sono già stati consegnati all'ospedale di Ivrea, altri sono pronti per altri ospedali piemontesi. Dopo questo primo passo l'azienda si è attivata per costruire lo stampo per realizzare direttamente la valvola per il raccordo al respiratore: a breve lo stampo sarà ultimato, permettendo così ad Ergotech di modificare un maggior numero di maschere in tempi più brevi. «Sappiamo che questi dispositivi sono off label - tiene a precisare Andrea Peretto, della direzione, intendendo privi di certificazione ufficiale - ma potrebbero comunque consentire una respirazione facilitata e sostituire i caschi, ormai introvabili. Il tutto è stato fatto a titolo gratuito, in quanto riteniamo sia doveroso dare il nostro contributo alle strutture sanitarie del territorio». A Carema c'è la Dex Assemblaggi, azienda di 15 addetti specializzata in lavorazioni meccaniche di precisione e, da qualche anno, anche in stampa 3D. Proprio questo reparto dà supporto alle Asl e dispone dei file per stampare i kit delle valvole Charlotte inventate da una start up italiana per riadattare le maschere da snorkeling di Decathlon in maschere per la terapia sub-intensiva. «Disponiamo di macchine all'avanguardia che possono creare pezzi utili a chi sta in prima linea. E abbiamo un reparto di meccanica just in time per le lavorazioni di titanio medicale, Inox e alluminio», fanno sapere dall'azienda. Al momento, aggiunge il titolare Denis Giovanetto, «abbiamo distribuito una ventina di kit su richiesta di aziende e privati in contatto con la Protezione civile dell'Alessandrino». Le stampanti 3D lavorano in automatico sette giorni su 7, ma ogni 12 ore è richiesto l'intervento manuale. «Per ora stiamo lavorando grazie alle scorte di metalli e plastica - dice ancora Giovanetto -. È un problema grosso quello delle filiere bloccate, con i fornitori impossibilitati a consegnare». La Ufs di Sparone, leader nella produzione di utensili filettatori, ha a sua volta cominciato a stampare le valvole Charlotte con le apparecchiature 3D. La Model Project di Scarmagno, specializzata in prototipi e modelli per l'industrial design, sta invece operando nella modifica delle maschere da sub. E collabora in questo con Ergotech. Altro caso, la PhoenixPcb di Ivrea che sta producendo circuiti stampati destinati ad alcuni macchinari dell'Ospedale di Brescia. «Il progetto - dice Alberto Alberton - è partito da un nostro cliente che ha messo a disposizione gratuitamente il proprio ufficio tecnico per progettare un sistema che automatizzi l'utilizzo dei respiratori senza la presenza di un operatore». --