I lavoratori dello spettacolo in difficoltà Storia di Guido, in rete canta la speranza
Mauro Michelotti / bairoTre le categorie che il Coronavirus sta mettendo in ginocchio c'è quella dei lavoratori dello spettacolo. Cinema, teatri, discoteche, pub, luoghi di aggregazione, solo per citarne alcuni, vivono la chiusura forzata dei locali come un autentico dramma. Ci si chiede, quando l'emergenza sanitaria sarà passata, con quale spirito, con quale sentimenti, si tornerà, se si tornerà, ad affollare le sale. Trascorreranno mesi perché questo accada, ed è una previsione ottimista.una categoria in ginocchioLa ferita è profonda, andrà rimarginata e ci vorrà del tempo, probabilmente. Sì, ritroveremo entusiasmo, voglia di stare insieme, ma non subito. Saremo ancora titubanti, prudenti, attenti. Ci guarderemo attorno con circospezione, perché al di là dei lutti che ha seminato e seminerà, il Coronavirus ha prodotto in noi il peggiore dei mali: la paura del rapportarci anche con le persone che ci sono più care, figuriamoci le altre.Tra questi lavoratori dello spettacolo, ci sono gli intrattenitori, i musicisti, i dee jay. Guido Costa tra meno di due mesi festeggerà 64 anni, moltissimi dei quali, quasi tutti, trascorsi per coltivare la sua grande passione, che è proprio la musica. A vent'anni, prima sulle navi, poi nei villaggi vacanze di un noto tour operator, faceva l'animatore. Poi, la proposta che avrebbe potuto cambiare la sua vita, le Maldive, non accettata perché chi c'era stato, prima di lui, gli aveva raccontato della frustrazione del sentirsi così isolato, è proprio il caso di dirlo, lontano, distante, nonostante la bellezza dei luoghi.curriculum di prim'ordineNel suo ricco curriculum c'è il periodo con Cantovivo, il gruppo del compianto Alberto Cesa, tournèe in mezza Europa, palchi, folle, applausi, notorietà. Ma anche dopo quell'esperienza non sono mancate le collaborazioni importanti e, soprattutto, la determinazione di percorrere con forza, con grinta, quella strada. Fino ad affermarsi, ad avere un "suo" pubblico, ingaggi. Guido per ragioni fiscali («I costi di una partita Iva sarebbero insostenibili»), è affiliato ad una cooperativa di spettacolo che gestisce la parte economica e fattura per conto degli artisti. Prima di Capodanno, un terribile incidente stradale sulla provinciale Feletto - Agliè, nei pressi dell'abitato di Ciconio, mentre viaggiava con la compagna a fianco. «Abbiamo rischiato di morire - confida - . Ancora adesso, a distanza di tre mesi, ne portiamo tutti e due le conseguenze. Per me, poi, c'è stata la perdita degli ingaggi delle serate di fine anno, e di quelle successive. Adesso che mi ero rimesso in carreggiata, il Coronavirus. Quaranta tra serate, feste di compleanno, matrimoni, già programmati fino ad ottobre andati in fumo. La mia unica fonte di reddito che si è come evaporata e incognite, pesantissime, per il futuro. Sì, i locali riapriranno, ma con quali prospettive, poi, se saremo costretti a tenere le distanze? La speranza è nella medicina, in un farmaco, in un rimedio che ancora non c'è, in attesa del vaccino che verrà, quando e come sarà».le performance sui socialUn figlio in Scozia, facoltà di Filmaking e Screenwriter, dopo il diploma al Botta, ad Ivrea («E meno male che è lì, dove la situazione non sembra così grave come da noi») che ha ancora bisogno, naturalmente, di essere aiutato, il supporto («E non solo psicologico») della compagna con la quale condivide l'esistenza a Bairo, Guido suona la chitarra da dio («In repertorio ho circa mille brani») con una predilizione per la musica, e gli autori, anni '60, '70. Contaminazioni diverse ed una voce alla Neil Young che incanta («Quando canti certe canzoni per 30 anni, poi acquisisci delle tecniche che ti vengono naturali»), nel tempo del Coronavirus, Costa ha deciso di tenersi in allenamento registrando alcuni brani dal vivo, unplugged: il botto. «Mille 500 visualizzazioni in un amen mi hanno fatto capire che il prodotto non è poi tanto male» sussurra. Troppo modesto. Sono partite le richieste più disparate che sta cercando di soddisfare. «C'è un pubblico che mi apprezza, perché non assecondarlo, regalando ciò che so fare: suonare e cantare» osserva. La casa di Bairo è come un vero studio di registrazione dove c'è di tutto per produrre musica di livello. In attesa degli applausi veri, scroscianti, che torneranno. Sicuro. --