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Andrea Scutellà / ivreaAnche i criminali hanno paura del Coronavirus. Lo testimoniano i numeri: facendo un raffronto tra i giorni di marzo finora trascorsi nel 2020 e quelli del 2019 i furti, le rapine, le truffe, i danneggiamenti e gli altri reati contro il patrimonio - che riguardano cose e non persone - a Ivrea e nei paesi della cintura sono scesi del 60%. Quello che non manca, tuttavia, sono le denunce per "inosservanza dei provvedimenti dell'autorità", reato punibile con tre mesi di arresto o un'ammenda da 206 euro in cui incorre chi viola il divieto di uscire previsto dal decreto dell'11 marzo, se non per motivi di lavoro, salute o altre questioni essenziali. Gli agenti del commissariato di Ivrea e Banchette ne hanno formalizzate ben 26 fino a questo momento. L'ultima è dell'altro ieri, lunedì 23 marzo, e riguarda tre giovani tra i 20 e i 30 anni fermati in Corso Massimo d'Azeglio che trasportavano cibo in un furgone, in viaggio da Torino verso Aosta. Peccato che al successivo controllo degli agenti l'azienda per cui hanno dichiarato di effettuare il trasporto sia risultata operante nel campo dell'intonacatura e della stuccatura. Sembrano spuntati all'improvviso da una macchina del tempo i tre ragazzi che in via dell'About, sempre a Ivrea, bevevano birra chiacchierando tranquillamente su una panchina. Denunciati, si sono giustificati spiegando che - a loro dire - non stavano facendo nulla di male. «Ora stiamo passando al setaccio anche le giustificazioni fornite dai controllati - spiega il vice questore Giorgio Pozza -. Ma quello che voglio ribadire a tutta la popolazione che la polizia c'è, che è in strada in forze anche più di prima, perché abbiamo svuotato i nostri uffici e potenziato ancora di più le pattuglie».Così come in forze, in strada, è presente anche la Guardia di finanza. Il Gruppo di Ivrea si occupa di un territorio molto ampio, che comprende quasi tutto il Canavese, incluse tenenza di Lanzo e compagnia di Chivasso. Sono 1.286 i controlli effettuati e 38 le persone denunciate. «Stiamo usando anche noi il buonsenso - spiega il tenente colonnello Raffaele Oliviero -, ma specie negli ultimi giorni ho notato che le persone sono molto più ligie, bene o male hanno capito e stanno a casa». Tra le denunce effettuate dalle Fiamme gialle ce n'è una ai danni dei clienti di una pizzeria dell'Eporediese, oltre che del proprietario. Teoricamente doveva essere aperta soltanto per il servizio a domicilio, ma in realtà all'interno c'erano delle persone che ritiravano la pizza, modello take away. Un'abitudine dura a morire, soprattutto per chi abita nelle vicinanze di un ristorante e conosce personalmente il proprietario. Ma già dal decreto "Io resto a casa" dell'11 marzo, non è più permesso. Per ristoranti e pizzerie restano consentite soltanto le consegne a domicilio. Il negozio, dal canto suo, rischia di abbassare definitivamente la saracinesca, soprattutto se all'interno non sono rispettate le distanze di sicurezza e le prescrizioni previste. In questo caso le forze dell'ordine segnalano in prefettura, ed è poi il rappresentante del governo nei territori a occuparsi di prendere una decisione. --