Comdata, i lavoratori positivi sono 4 L'azienda pronta a chiedere la cassa
Rita Cola / IVREAIl primo caso martedì. Poi due mercoledì. E un altro ancora ieri, giovedì. Sono tutti lavoratori Comdata positivi al Coronavirus, in servizio sullo stesso piano, il terzo, di palazzo uffici, sede della multinazionale che si occupa dei servizi di call center e contact center. L'azienda è stata chiusa e, in queste ore, sta discutendo con il sindacato, che ha chiesto con forza l'apertura della cassa integrazione straordinaria per far partire nei tempi più rapidi possibili il progetto del telelavoro, al momento ancora insufficiente a garantire significativi livelli occupazionali in un sito che dà lavoro a oltre mille persone. Comdata si è dichiarata disponibile ad attivare gli ammortizzatori sociali, ma serve tempo per istruire la pratica. Martedì, dal momento in cui l'azienda è venuta a conoscenza del caso positivo di Coronavirus, ha attivato il piano di evacuazione dell'intero edificio, a cominciare dalla commessa interessata. L'azienda non ha più riaperto. Inizialmente, c'era l'idea di riprendere i servizi il giorno dopo, appena conclusa la sanificazione degli ambienti, ma il susseguirsi di casi e l'intervento dell'Asl hanno determinato la chiusura del sito a data da definirsi. LE QUARANTENEI quattro lavoratori positivi al Coronavirus (al 187, nel reparto assicurativo, negli uffici qualità e formazione e nella commessa Giordano Vini) hanno tutti autonomamente dichiarato all'azienda l'esito positivo del tampone al Covid 19. L'Asl, nella giornata di giovedì, ha cominciato a contattare le persone per stabilire chi dovrà restare quindici giorni in quarantena. Martedì, dopo il primo caso, l'Asl aveva chiesto a Comdata l'elenco delle persone presenti negli ultimi 14 giorni in ordine di prossimità rispetto al lavoratore risultato positiva. E così è stato fatto anche per gli altri tre casi. I numeri della quarantena sono significativi. Al pomeriggio di ieri, solo per quanto riguarda il primo caso, si parlava di novanta lavoratori e, in totale, potrebbero quindi essere centinaia.LETTERA AL SINDACO Le rappresentanze sindacali unitarie di Comdata hanno scritto una lettera al sindaco di Ivrea Stefano Sertoli, ai segretari generali di categoria e alle segreterie confederali dell'area metropolitana per chiedere attenzione a quanto sta accadendo e un incontro (in conference call). «Vogliamo ricordare - scrivono - che Comdata rappresenta una tra le realtà lavorative più importante a Ivrea, nella quale sono coinvolti migliaia di lavoratori e lavoratrici». Sertoli conferma: «La nostra disponibilità all'ascolto c'è e, per quanto possibile, interverremo». La questione sarà portata all'attenzione anche dei sindaci del circondario di Ivrea. Perché, per il sindacato, il punto è uno: spingere sull'acceleratore del telelavoro ma, per farlo, c'è bisogno sì di un impegno fortissimo dell'azienda (che dice di mettercela tutta) ma serve l'assenso dei committenti. Comdata, nell'incontro virtuale con i lavoratori, ha detto di prevedere un incremento del telelavoro su Iliad di dieci persone, 21 addetti su Teamsystem con l'obiettivo di far lavorare da remoto tutto il reparto. Sessanta persone partiranno con la commessa Tim mentre su altre si stanno facendo dei test. I PICCOLIIl sindacato chiede che il telelavoro sia esteso anche alla commessa Wind 3 e su quelle piccole. «La tutela della salute è la prima cosa - dice Francesca Bonomo, deputata Pd - ma accelerare sul telelavoro è indispensabile e cercheremo di dare il nostro supporto per partire il più rapidamente possibile». LE CRITICHERifondazione Comunista osserva come sia «accaduto quanto era immaginabile accadesse. Era questione di tempo, perché l'azienda si è mossa con ritardo nell'attuale le misure di sicurezza per contenere il contagio». Rifondazione ha raccolto la denuncia di alcuni lavoratori che «fino all'inizio della settimana scorsa lavoravano ancora praticamente gomito a gomito, i team leader e i supervisor giravano per le postazioni senza mascherine è guanti. Come partito avevamo chiesto fin da subito il fermo di tutte le produzioni e i servizi non essenziali». Interviene anche il deputato lega Alessandro Giglio Vigna: «I programmi che usate sono on line, raggiungibili da qualsiasi pc, anche privato. La tecnologia della deviazione di chiamata esiste dagli anni Novanta. L'azienda si riconverta allo smart working». --