Senza Titolo
Simona Bombonatoivrea. Chili e chili di ricotta, creme e preparati per frittelle già scongelati, ma finiti nel bidone per l'improvviso stop al Carnevale di domenica 23. Di lì a pochi giorni la certezza che il Coronavirus avrebbe fatto del 2020 la peggiore annata di sempre, con eventi e manifestazioni sospese almeno fino al 3 aprile. Un annus horribilis di cui ora non attribuiscono colpa a nessuno, i venti ambulanti di alimentari e dolciumi che hanno allestito i propri banchi nei giorni di Carnevale in corso Botta. Per arginare il quale, però, hanno deciso di muoversi tutti insieme inviando una richiesta al Comune. Richiesta per uno sconto del 20% sulla Cosap, la tassa per l'occupazione del suolo pubblico. I pagamenti andavano fatti entro il 5, giovedì scorso. Ma la quasi totalità non ha pagato, sperando che le mail mandate via Pec nei giorni scorsi vadano a buon fine. La questione, adesso, è forse la primissima che si pone all'attenzione del nuovo assessore al Commercio Costanza Casali, succeduta a Elisabetta Ballurio. «Va fatta una premessa», dice subito Antonio Perdonò, titolare dello storico banco di torroni che si affaccia su piazza Balla, 53 anni di esperienza a Ivrea e un'attività che con i suoi figli arriva alla terza generazione. «Chiediamo al Comune di mettersi una mano sul cuore - spiega -: la Cosap quest'anno ci costa di più, avendo il Comune applicato il calcolo sul prezzo al metro quadro e non più un tot per numero di stalli occupati. In prospettiva, però, noi ambulanti abbiamo gli affari azzerati e una marea di spese incombenti per eventi nemmeno andati in scena, per i quali tra l'altro abbiamo già dovuto buttare via un sacco di merce deperibile. Come è accaduto per il Carnevale di Ivrea. Siamo allo stremo». Gli importi Cosap sono stati conteggiati in un primo tempo dal giovedì di Carnevale al martedì grasso, poi ricalcolati al netto delle ultime due giornate perse, il lunedì e, appunto, il martedì. Step doveroso, visto che non c'è stato utilizzo alcuno degli spazi.La Cosap, però, dal 2019 al 2020, ha registrato un aumento del 30%, fissando come tariffa per gli alimentari di corso Botta 7 euro e 33 centesimi a metro quadro. E così, c'è chi come Perdonò è passato dai 1.600 euro del 2019 ai 2.500 di quest'anno, cifra non di poco conto. Un giro di vite che i venti ambulanti adesso chiedono di allentare con una eventuale - e da loro auspicata - decurtazione del tributo per Carnevale, vista l'annata straordinariamente negativa. «A meno che, davvero, non vogliano fare di corso Botta un grande ed esteso Villaggio Arancio, a quel punto avrebbe un senso penalizzarci come sta accadendo». Anche il collega di dolci e frittelle sul lato opposto della rotatoria, Luco Grasso, chiede a nome di tutti che «l'amministrazione ci venga incontro». È d'accordo e sottoscrive Giacomo Bernava: «Abbiamo buttato mille euro di alimentari, dateci una mano accordandoci uno sconto che almeno compensi l'aumento previsto. Quest'anno non ha senso». --© RIPRODUZIONE RISERVATA