Ricco e la svolta sull'astratto «Ho utilizzato tecniche nuove»

IVREA. È un artista molto conosciuto in città, Lino Ricco, pittore che non cessa mai di intraprendere nuovi percorsi, sperimentare nuove tecniche, interpretare nuovi soggetti e seguire nuove ispirazioni, rinnovando di continuo non solo il proprio esprimersi in arte, ma anche l'approccio stesso alle opere che realizza. Si è da poco conclusa la sua personale Segni e colori dal silenzio, nell'attuale atelier a tutta vetrina, in via Luca 4, e già sta portando a compimento un murale di grandi dimensioni per un'importante committente, oltre ad aprire ai visitatori il suo studio, al lunedì e al sabato, dalle 16 alle 19. In tale orario chiunque volesse conoscere lui e le sue opere o farsi raccontare la sua arte e le tante sfaccettature del suo lavoro creativo non avrà, dunque, che da recarsi in via Luca. Da qualche anno a questa parte l'artista eporediese di origine pugliese ha scelto di esprimersi soprattutto attraverso rappresentazioni astratte, ma questo suo corso, tuttavia - e lo si coglie benissimo - poggia sulla solida base di oltre trent'anni di studio ed espressione figurativa tradizionale che ancora oggi esprime in modo eccellente, in modo particolare nei lavori su commissione, dai ritratti alla decorazione di interni. Tra le opere ospitate nello studio molte delle quali realizzate di recente, vi sono i quadri della serie blu, «lavori - spiega Lino Ricco - nei quali ho sperimentato una tecnica per me nuova, utilizzando i pigmenti azzurri che ho trovato il modo di fissare sulla tela con delle colle, ottenendo effetti molto suggestivi». Ci sono anche quadri dal forte impatto cromatico, arricchiti da un impiego ironico e poetico della parola e da materiali extrapittorici, quali la juta e le camere d'aria applicate ad alcune delle tele. In altri l'elemento più emblematico ed evocativo dell'artista, è certamente il colore, come sottolinea lui stesso «risonante e profondo, che ospita simboli e produce cortocircuiti multi-sensoriali». «Colore - evidenzia Ricco nelle sue note artistiche - ma anche assenza di colore, e dunque il nero: un nero che cola denso sopra le tele, le traversa, le macchia e le avvolge, simbolo di un tempo mai vissuto, di un prima e un dopo che magari non ci è dato di percepire, di un buio di memoria in cui si mischiano altre vite forse simili alla nostra». Altre opere, poi, sono state rifinite utilizzando la levigatrice direttamente sui colori precedentemente stesi e altre ancora sono state caratterizzate da una singolare silhouette raffigurante una donna anziana: «Ho pensato - spiega Ricco - di tradurla in uno stencil. Intende rappresentare un elemento positivo e di attualità e diventa, a seconda dello sfondo, la staffetta partigiana davanti alla fabbrica di mattoni rossi, in via Jervis, la donna di fronte al mare che osserva l'arrivo dei gommoni con i migranti o l'ultima traccia di buonsenso nel caos della guerra in Siria». Vale sempre quanto scrisse un critico, tempo fa: «La sua è una pittura istintiva, che decide lei e fa dell'artista ciò che vuole, lasciando emergere macchie e segni che comunicano direttamente al cuore, senza passare per filtri semantici ben determinati». Non resta, ora, che fare un salto in via Luca, a trovarlo. --Franco Farnè