Agliè, un paese bloccato Bar e ristoranti semivuoti e affari più che dimezzati

AGLIÈ. Anche Agliè deve fare i conti con l'emergenza Coronavirus. Comune turistico, principale luogo di attrazione del Canavese grazie al suo castello ducale, che fa parte del circuito delle Residenze sabaude e alla narrazione legata al poeta Guido Gozzano. Il primo a essere preoccupato è il sindaco Marco Succio, che tuttavia tenta di tranquillizzare: «Stiamo vivendo una situazione molto delicata e tutti dobbiamo responsabilmente prenderne atto. Occorre però evitare psicosi e paure immotivate che poi si ripercuotono nel tessuto sociale ed economico. Agliè vive di turismo e con il castello chiuso alle visite fino a nuove disposizioni ministeriali le ricadute sul comparto commerciale si fanno sentire subito». «Da domenica scorsa - prosegue Succio - dall'entrata in vigore dell'ordinanza del ministro della salute, il paese si è fermato. E questo fine settimana le attività commerciali subiranno di certo perdite economiche per il mancato arrivo dei turisti. Anche noi abbiamo cancellato tutti gli eventi in programma. E tra questi c'era la prima edizione del Torcetto d'argento - memorial Diego Baro». «Non resta che sperare nel superamento dell'emergenza il più presto possibile - conclude -. In caso contrario il nostro paese subirà ingenti perdite economiche». E una conferma in questa direzione arriva direttamente dagli operatori commerciali. Giorgio Cambursano, titolare della trattoria Scudo di Francia, è polemico: «Secondo me si è creato un allarmismo eccessivo che ha causato paura nella gente. Anche le misure adottate mi sembrano esagerate per il Piemonte, dove non ci sono focolai dell'epidemia. Sarebbero sufficienti misure di prevenzione sanitaria, e non la paralisi totale delle attività. Per domenica mi è saltata la prenotazione di un pullman di turisti. E così sarà per le prossime settimane se il castello non riaprirà alle visite». Sulla stessa lunghezza d'onda Stella Mango, che lavora al Caffè Nazionale, di proprietà del figlio. «La gente ha paura e non esce più di casa nemmeno per prendere un caffè. Dalla scorsa domenica gli affari sono calati di oltre il 50%. Mancano i turisti, che però arrivano nel fine settimana, ma anche la gente del paese ha timore di entrare nel bar descritto come luogo privilegiato di contagio. E quei pochi che entrano si disinfettano le mani dopo aver preso il resto. Mercoledì mattina al mercato c'era pochissima gente. Tutto questo mi sembra assurdo, devastante. In giro per il paese, di solito molto vivace, non c' è nessuno». Una dose di ottimismo arriva invece da Simone Dezzutti, titolare del negozio di abbigliamento Allaria, sotto i portici di via Principe Tommaso, a pochi metri dal palazzo municipale: «Noi lavoriamo molto con una clientela che arriva da altri Comuni. Un calo c'è stato, ma non abbiamo visto il deserto. In paese la gente mi sembra ben informata e tranquilla. Diversa la situazione a Milano, con cui lavoriamo molto. Alcune case di moda hanno bloccato le spedizioni, e ciò rallenta la normale attività. Ma per il momento si tratta di un disagio contenuto. Speriamo in bene». Roberto De Rosas, presidente della Pro loco e titolare del bar History: «Come Pro loco abbiamo ricevuto in questi giorni centinaia di disdette dalle scolaresche per le visite alla villa del Meleto, di cui ci occupiamo direttamente. Ed è così anche per le prenotazioni negli agriturismi della zona legate alla chiusura del castello e alla cancellazione di eventi in Canavese. Ne deriva ovviamente un danno economico che tuttavia potrà essere assorbito se questa emergenza, come speriamo, cesserà nei prossimi giorni, in tempi brtevi». «In caso contrario conclude De Rosas -. le ripercussioni sull'economia canavesana saranno davvero pesanti». --Lydia Massia