Sulla riforma della giustizia la tregua armata tra Pd e M5S

il retroscenaFrancesco GrignettiSulla giustizia, è tregua armata dentro la maggioranza. A dispetto delle voci che annunciavano sfracelli, e persino una possibile crisi di governo, la maggioranza non si spacca sul ddl di Enrico Costa che ribalterebbe la riforma Bonafede della prescrizione e lo rimanda in commissione. Se ne parlerà tra qualche settimana, però, perché il centro-destra non lascerà cadere nel nulla la sua battaglia. A favore di questo ulteriore approfondimento, hanno votato M5S, Pd e Leu. Astenuta Italia Viva. Anche mancando i circa 40 deputati renziani, ci sono stati 72 voti di differenza tra maggioranza e opposizione. Annunciando la loro astensione in Aula, la deputata renziana Lucia Annibali ha spiegato che la scelta è derivata dalla «nostra disponibilità al confronto» e accogliendo «l'apertura mostrata dal ministro Bonafede» nella relazione sullo stato della giustizia. Apertura? È in queste parole, la grande novità della giornata. Il ministro Alfonso Bonafede, infatti, che nelle ultime settimane era stato irremovibile di fronte a qualsiasi ipotesi di modifica, ora non soltanto cavalca il Lodo Conte (e cioè blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado solo in caso di condanna, non quando vi sia un'assoluzione), ma sembra far balenare anche qualcos'altro. Ha detto il ministro: «Sulla riforma del processo penale, su tutti i temi del processo, e quindi anche sulla prescrizione, ci sono divergenze nella maggioranza... Il cantiere è aperto...Ripeto: su questo punto, le divergenze rappresentano un perimetro di confronto che è tuttora aperto all'interno della maggioranza». Il senso nascosto di questa apertura al dialogo è stata subito colta. C'è il Pd, infatti, che scalpita. Il lodo Conte non li convince fino in fondo, ma il problema è più generale. Il dem Walter Verini, responsabile Giustizia, è stato chiaro: «Siamo un governo di coalizione. Dunque le certezze che ognuno di noi ha devono essere messe a confronto con le ragioni degli altri e cercare le sintesi. Di certezze è lastricata la via dell'incomunicabilità». Lo diceva innanzitutto a un M5S frastornato dalla batosta elettorale. E siccome alla maggioranza occorre tempo per trovare un accordo, ecco che la soluzione di un rinvio è accettata dai giallo-rossi con grande sollievo. Renzi stesso, già al mattino, ha dato indicazioni ai suoi di non spingere fino allo strappo di votare assieme al centro-destra. La via di fuga che i renziani si sono creati porta il nome di Lucia Annibali. È lei che ha presentato alcuni emendamenti al Milleproroghe che avrebbero il risultato di rinviare l'applicazione della riforma Bonafede per alcuni anni. Il ragionamento dei renziani è semplice: si può ottenere lo stesso risultato di fermare Bonafede senza confluire su un ddl marchiato Forza Italia. Per dirla con la Annibali: «Gli emendamenti saranno votati da qui a 10 giorni: è il tempo che vogliamo dare a maggioranza e governo per verificare se si può fare un lavoro condiviso sulla riforma». «Non pensino finisca qui», avverte Costa (FI), che da solo sta creando un'infinità di problemi alla maggioranza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA