Religione e scienza, padre Maurizio Botta parte dai dubbi dei bimbi
MONTALTO dora. Sorriso schietto, eloquio fluente e disinvolto, padre Maurizio Botta, classe 1975, prefetto dell'Oratorio secolare San Filippo Neri e, da alcuni anni, in forza all'Ufficio catechistico della Diocesi di Roma, è stato protagonista di due incontri che si sono svolti a Chivasso e Montalto Dora. Conferenze rivolte, in particolar modo, ai catechisti della diocesi di Ivrea e alle quali ha partecipato anche il vescovo di Ivrea, Edoardo Cerrato. Catechista da oltre vent'anni, padre Maurizio, biellese di nascita ma romano di adozione, è conosciuto a livello nazionale per il suo modo, non convenzionale, d'intendere l'insegnamento del Vangelo, scevro da prese di posizioni ideologiche a partire dalla millenaria contrapposizione tra fede e scienza. «Soltanto così - ha dichiarato - possiamo rispondere alle domande che ci pongono i bambini che vanno presi sul serio. Alla domanda "se l'uomo è nato da Dio perché esiste l'australopiteco?" non possiamo liquidarli con un sorriso paternalistico. I bambini vanno a scuola, amano la scienza, si pongono le stesse domande sulle quali si sono interrogati pensatori e filosofi». Autore, insieme a don Andrea Lonardo, dei libri di catechismo "Le domande grandi dei bambini", padre Maurizio va contro quelle posizioni ormai anacronistiche che vedono la Chiesa rifuggere da una serie di questioni legate alla scienza, prima tra tutte la teoria dell'evoluzione. «Quando i bambini mi chiedono se la Bibbia racconta la verità rispondo che, come le favole, descrive la realtà meglio di qualunque altro mezzo. Le favole, quella della volpe e dell'uva o della cicala e della formica, per fare un esempio, sono capaci di illustrare difetti eterni dell'animo umano meglio di qualunque altro mezzo». --P.P.